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Cugini d’Albania

Tirana- Prima di partire e prima di cominciare ad informarmi, dell’Albania avevo il ricordo infantile di una quasi-nonna, le immagini della Vlora, i pregiudizi dell’epoca. Oltre alle pagine dedicate al mito di Scandenberg da Carmine Abate. Ora che scrivo da una stanza affacciata sull’ enorme piazza dedicata all’eroe nazionale, sento l’Albania come un Paese colmo di energia, di aspettative e di fiducia. Un Paese in cammino, verso l’Unione europea innanzitutto; verso una democrazia più moderna; verso standard di vita più alti. Un Paese che sta cercando di togliersi dalla faccia l’immagine dei disperati, che su pescherecci stracolmi attraversavano l Adriatico; o dei corrotti, il corridoio di partenza e transito di molte mafie, ma anche il rifugium peccatorum di molti respinti dalle università nostrane. E per questo negli ultimi tempi, hanno arrestato una sfilza di latitanti internazionali- compreso un camorrista campano, hanno pubblicato sul web le facce dei ricercati; stanno cercando di allontanare il passato di mazzette e raccomandazioni come regola. Stanno cercando anche però di interrompere questo “turismo dell’acquisto della laurea”, esploso insieme all’esplosione di tante più o meno serie e/o discutibili università private. Come quella del Trota, Renzo Bossi. Per questo, “vogliamo introdurre un “controllo di verità” ci dice il giovanr ministro dell Interno Samjr Tahiri, che ha voluto pure l indagine sui finti studenti fantasma, che una lezione non l ha frquentata.

Insomma, un Paese che ci sta provando. e ci proverà ancora, ma il cammino è lungo. Ho visto scene impensablili una capitale europea: tre galline e un tacchino, legate all’ombra di un camioncino, in attesa di essere vendute. Una ragazza roma, che rovista tra i bidoni alla riceca di bottiglie di plastica, che sistema accanto ad un neonato sulla stessa putrida carrozzina; i segni evidenti di un’enorme economia sommersa: macchinoni, tantissimi casinò, droga.

Nella lotta al crimine organizzato e a tutte le attività correlate il percorso è ancora molto lungo, sicuramente. Tanti passi sono stati fatti. E loro sempre di più per l?italia e gli italiani non sono più solo i più disperati che affrontavano viaggi d’ avventura in cerca di futuro. Ora sono produttori di orizzonti, per i propri connazionali, che tornano con i soldi e le esperienze accumulate dall altra parte del mare, ma anche per gli italiani che qui cercano quello spazio d’impresa e crescita che da noi dicono di non riuscire a trovare.

Quanto ai pregiudizi, ricordo anche il giorno dopo la strage di Novi Ligure quando Erika era “l’unica sopravvissuta”, che diceva che la mamma e il fratellino erano stati uccisi da una banda di albanesi, che rubava. Sappiamo invece come stavano le cose e anche su questo, sul fronte sicurezza e trasparenza,tutti sembrano pronti a collaborare.

Quando ero bambina, aveva un suono così esotico e lontano per me il nome dell Albania, evocato da una nonna-non nonna che ci raccontava delle origini dalla comunità albanese di Ururi. Vi parlerò dei cugini d’Albania presto, su Radio24. Anche con tante foto

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