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Olbia, l’alluvione, il cemento, il cortocircuito degli allarmi

“Non escludo un cortocircuito informativo, ma il vero problema ora è vedere com’è stata costruita una città”.  Ha davanti a sé inchieste complicate e dolorose Riccardo Rossi, il pm di Tempio Pausania, che ha aperto tre fascicoli sull’alluvione in Sardegna. Tre inchieste, per omicidio colposo, sulla voragine nella strada tra Tempio e Olbia; sulla famiglia brasiliana morta nel seminterrato ad Arzachena e una terza in generale sulle distruzioni di Olbia. “La città va sott’acqua con 10 minuti di pioggia”, ricorda il pm, intervistato per la prossima puntata di “A Ciascuno Il Suo” (domenica, 20.30).  Quindi in questi anni potevano essere presi dei provvedimenti? “Perbacco!”, sbotta senza giri di parole il magistrato, che indagherà sui piani di risanamento della città. 17 quelli avvenuti nel corso degli anni. E in questo fascicolo rientra anche la questione della catena delle comunicazioni e dell’allerta meteo.  “Ci può essere stata una sottovalutazione del rischio, ma è una delle tante cause: in questo momento è meno importante rispetto a sapere come erano state fatte le infrastrutture”. Per il magistrato però “il grido al lupo al lupo è sempre presente” e troppo spesso ci sono  “allarmi, solo per mettersi a posto con le responsabilità”. Col rischio che poi non si distinguano gli allarmi più gravi dagli altri, come obiettano i sindaci.

Ascolterete l’intervista integrale domenica, alle 20.30- in “A Ciascuno Il Suo”, parleremo di cementificazione, dissesto idrogeologico, di Olbia. Ma torneremo indietro fino a Sarno.

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