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Il sogno europeo dell’Albania

Tirana – “L’Europa è un sogno per noi, sono vent’anni che l’aspettiamo”.  E’ già sui cartelloni all’ingresso di tanti cantieri il sogno dell’Albania: sta in quel cerchio fatto di stelle dove il Paese delle aquile spera di poter volare al più presto. Un sogno che è un cammino, avviato nel 2009 ma che passa ancora attraverso molte strettoie e non poche salite. Sebbene la bandiera comunitaria sventoli già su piazza Scandenberg. Sebbene di fatto ci sia già una doppia moneta, il vecchio lek e il nuovo euro. Sebbene Europa – a Tirana- sia già la parola  più ripetuta tra i corridoi degli uffici ministeriali, ai block della movida, fino agli androni dei palazzi più periferici con la facciata mai intonacata; i balconi fioriti più di parabole che di gerani; le strade con polli e tacchini venduti vivi, in improvvisati mercati.
Domani- alle 7.15- va in onda il primo dei reportage, fatti da Tirana (poi riascoltabili sul sito www.radio24.it), quello sul “sogno europeo dell’ Albania”. E volevo condividere con voi altre immagini di questo Paese, così vicino al nostro, così presente nel nostro immaginario, così in trasformazione. Come vi ho raccontato nel post da Tirana, arrivare in piazza Scandenberg ha significato anche confrontarsi necessariamente con tutto quello che ha significato per noi per anni l’idea degli albanesi.
Ora è un Paese che nel nome soprattutto dell’Europa sta correndo verso il futuro. Con una serie di riforme radicali, che cambieranno il suo assetto profondamente, con l’arrivo di milioni di euro da Bruxelles che hanno aperto cantieri e abbellito strade e piazze. Con quella circolazione di persone e merci, che sta aprendo ancora di più gli orizzonti. E tutto questo lo percepisci tra i tavolini dei bar all’aperto, sistemati nell’unica via pedonale di Tirana. Dove scatti e dialoghi di grande modernità si affiancano a scene di una povertà antica: i lustrascarpe ad ogni angolo; un signore che in strada racimola qualche soldo con la sua bilancia, dove dei passanti salgono per verificare il proprio peso; delle moto api che passano con mobili e materassi accatastati. E raccontano dell’interno di certe case che già nella prima periferia di Tirana odorano ancora di anni difficili e di una quotidianità stentata. Qui dove una cena- in un ristorante di fascia media – costa l’equivalente di otto euro (!!) e molti non se lo possono permettere. Anche se poi le strade luccicano dei neon dei casinò – molti dei quali ilegali e molti già chiusi ; e di file di suv coi vetri scuri e blindati.
Sono i segni di quell’economia sommersa, che ora il Governo Rama sta cercando di combattere, per avvicinarsi a Bruxelles. Insieme alla lotta alla corruzione, che è (stata) dappertutto. Negli ospedali, nell’ istruzione; nella polizia, nella magistratura.
Le contraddizioni dell’Albania sono  quelle giacche rigide di finta pelle che molti uomini indossano su maglioni di lana doppia; e i negozi, con le griffe italiane; sono i bambini rom, buttati a terra a chiedere l’elemosina o l’anziana che raccoglie in un prato erbette e poi i grandi cantieri aperti. Sta nei soldi che stanno tornando, degli albanesi rimasti per anni a lavorare fuori e ora rientrati e in quelli che anche imprenditori italiani stanno portando.
Le contraddizioni dell’Albania sono in questa frenesia di titoli di studio, divenuto un business. Con l’ esplosione delle università private- 60 in un Paese grande come la sardegna. E anche questo è un fronte che riguarda molto da vicino l’Italia.
Ve ne parlerò ancora, prima degli altri reportage.

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