Radio24 | Il Sole 24 ORE

‘Ndrangheta: i finocchi degli Arena, i voti della Girasole

Lei in tv. Loro in Calabria: “Il sindaco è stata brava”. “Non possiamo dirlo che abbiamo dato i voti”; “il marito è venuto qua, davanti al bar, mi raccomando….”. Lei è stata un sindaco, simbolo della lotta alla ‘ndrangheta; loro, sono membri di una potente cosca calabrese. Lei è Carolina Girasole, loro sono gli Arena. Ruotano intorno a 1.300 voti le accuse mosse all’ex sindaco di Isola Capo Rizzuto (Crotone), ai domiciliari in un’inchiesta dell’Antimafia di Catanzaro. Voti, in cambio di favori. Li citano molte volte quei voti, Pasquale Arena e gli altri uomini nelle conversazioni raccolte dagli investigatori e giudicate attendibili da un gip, anche perché tutte “interne alla cosca”: nessun bisogno di millantare. E dalle loro parole si ricostruisce quanto seguissero la storia dell’assegnazione di un terreno confiscato loro e della raccolta dei finocchi già seminati. Sequestrato nel 2005, confiscato l’anno dopo quegli ettari erano rimasti di fatto sempre nelle disponibilità degli Arena – attraverso una società – fino al 2010, quando viene assegnato a Libera. Su quei terreni erano ormai però già quasi maturi i finocchi, ma l’associazione chiede – col senno, giustamente – di avere il terreno completamente libero. Teme rischi infiltrazioni nell’operazione di raccolta- Inizialmente si decide per la “frangizollatura”, rimozione della coltivazione, poi nel dicembre 2010 (il 7 dicembre) il sindaco propone la raccolta di quei finocchi, ormai già coltivati. (Raccolta della “legalità” che poi avvenne)Un’operazione anche “sensata”, notano ora gli inquierenti, peccato che a presentarsi alla gara fossero di fatto tre società tutte in qualche modo riconducibili agli Arena stessi, peccato che il prezzo base fissato- da 300 a 500 euro ad ettaro – fosse neanche confrontabile con quello stimato dalla Guardia di Finanza, da 12 a 15mila euro. Peccato che gli Arena nelle loro conversazioni ancora una volta fanno riferimento a quanto si aspettavano dal sindaco, per questa raccolta a cui tenevano particolarmente, visti gli investimenti per centinaia di migliaia di euro. Peccato, per quei voti, che secondo l’accusa sarebbero stati- attraverso anche il marito dell’ex sindaco – il prezzo della corruzione. Peccato, perché ora potrebbero essere lette in modo opposto anche le minacce che l’ex sindaco aveva ricevuto. Peccato soprattutto perché ora è stato- in ogni caso – nuovamente intaccato un simbolo. E l’idea che si possa ancora credere in amministratori impegnati contro le cosche. Peccato per la Calabria, che ne avrebbe davvero bisogno. Peccato per la delusione di quanti anche in lei avevano creduto. (anche io, che l’ho intervistata, anche se conosciuta meno delle altre due sindachesse antindrangheta di Calabria MCarmela Lanzetta ed Elisabetta Tripodi )

Ps In quest’inchiesta, un altro fatto grave sono le soffiate che un poliziotto di Cosenza faceva arrivare alle cosche intorno alle inchieste sull’eolico della Dda di Catanzaro. Peccato.

pps La gestione – opaca a volte – dei beni confiscati è spesso una contestazione per ex amministratori, anche a Reggio Calabria. Tema da approfondire ancora. Vi segnalo il libro “Per il Nostro Bene” di Alessandra Coppola ed Ilaria Ramoni (Chiarelettere), di cui vi ho già parlato

Commenta per primo

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.