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Abu Omar: storia di terrorismo, sequestri e di due filosofie

Vittima di sequestro, colpevole di terrorismo internazionale. E per questo ora condannato a sei anni. La sentenza di primo grado per Abu Omar, l’ex imam di Milano, arriva dieci anni dopo il suo rapimento, in pieno giorno. Ad opera di Cia e secondo l’accusa, anche del Sismi. E arriva, questo verdetto, molti anni dopo le condanne definitive di tutti gli altri estremisti che insieme all’ex guida religiosa della moschea di via Quaranta, collegata all’epoca a quella più importante di viale Jenner, tramavano attentati e reclutavano kamikaze, da spedire in Iraq e Afghanistan.

Una sentenza che arriva solo ora, perché- pochi giorni prima della cattura da parte degli agenti della Digos – Abu Omar sparì. Prelevato, si scoprirà poi, da via Guerzoni, portato nella base di Aviano, da lì in Egitto, dove fu anche torturato. Questa di Abu Omar è la più nota delle cosiddette “extraordinary rendition”, operazioni antiterrorismo targate Cia in quella stagione di allerta massima, successiva all’attacco alle Torri Gemelle di New York.

Abu Omar, secondo la Procura di Milano, era uno dei capi di questo gruppo di estremisti che si rifaceva ad Ansar Al Islam, sigla dell’area qaedista. E reclutò kamikaze, finiti poi anche nei campi di addestramento del superterrorista Zarkawi. Abu Omar era un pericolo allora per l’Italia, ma le sue trame furono scoperte dalla Digos, che lo ascoltavano mentre frenava un estremista desideroso di “punire ebrei e crociati”. Abu Omar sarebbe stato arrestato, se non fosse sparito nel nulla. E i suoi intenti furono sventati e fermati dalla polizia italiana, la stessa che poi scoprì tutto quanto si nascondeva dietro quella sparizione. Gli agenti della Cia, il trasferimento in Egitto, le torture. E questo, con la consapevolezza, secondo l’accusa, anche dei vertici di allora del Sismi.

Abu Omar, dunque, vittima di sequestro e colpevole di terrorismo internazionale. Ora condannato, prima risarcito per aver subito un rapimento. La Giustizia condanna il presunto terrorista, ma pure quegli 007 americani che lo portarono via.  Perché “le leggi devono essere rispettate innanzitutto da chi ha il dovere di farle rispettare agli altri”, commenta il procuratore aggiunto Armando Spataro, che di Abu Omar si occupò sia nelle indagini anti terrorismo e poi nella difficile inchiesta contro i servizi segreti.

Ora la Cassazione è chiamata ad emettere un nuovo verdetto sugli ex vertici dei servizi segreti militari italiani, dopo aver condannato in via definitiva gli 007 americani. Ma dal 16 dicembre il verdetto dovrebbe slittare a gennaio, in attesa della pronuncia della Consulta sul conflitto di attribuzione sollevato dal governo Monti e poi da Letta contro quella sentenza della Cassazione che aveva annullato il proscioglimento e imposto un nuovo processo d’appello, terminato con le condanne a 10 e 9 anni per Nicolò Pollari e Marco Mancini, vertici Sismi.

In 11 anni, 4 diversi Governi hanno sempre confermato il segreto di Stato su questa vicenda che, al di là di quello che sarà alla fine accertato dalle sentenze, è stata un buco nero per l’Italia. L’Italia che sconfisse il terrorismo, senza Tribunali speciali, è stata teatro di un’operazione “anti-terrorismo” non consentita. Quando i protagonisti erano già sotto il controllo degli investigatori.

In questo modo, colui che era un presunto terrorista è diventato una vittima di sequestro. L’ho intervistato anni fa, nel pieno delle inchieste sulla sua scomparsa. Raggiunto telefonicamente in Egitto. Mi raccontò delle torture, del viaggio dall’Italia, degli agenti Cia, delle sue condizioni. (Qui in questa puntata vecchia di Storiacce la voce dello stesso Abu Omar).

Poi anni dopo, quando la mia trasmissione si chiamava già “A Ciascuno Il Suo” ho intervistato anche l’ex capo del Sismi, Nicolò Pollari (ecco qui l’audio), che assicura l’estraneità sua e della sua agenzia a quell’operazione. ma soprattutto ritiene di non essersi potuto difendere, per via del segreto di Stato confermato da tutti i Governi.

E’ una vicenda questa dove, dievo, al di là di quello che la Cassazione stabilità per gli agenti italiani si sono scontrati due modi di combattere il terrorismo: attraverso gli strumenti della legge, come stava facendo la Digos italiana; o attraverso operazioni “speciali”, illegali per la Giustizia italiana, come fecero gli agenti della Cia.

Una vicenda dalla portata anche simbolica, su cui non si è riflettuto a sufficienza, a mio parere.

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Ultimi commenti

  • fernando 8 dicembre 2013 / ore 18:02

    le solite barzellette italiane roba da fare ridere i pollari
    che naturalmente non sono in jail but in un altro pollaio
    ma cosa dici ? per un terrorista fottuto si spendono soldi tempo e si sprecano tante parolone sui rotocalchi mondiali con la crisi che …
    ho capito bene si chiama fuck… abu omamma now