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Sos beni confiscati: “serve nuova legge”

La sofferenza dell’Agenzia dei beni confiscati alle mafie e la necessità di una correzione alla legge ora sono stati denunciati ufficialmente anche dai più alti vertici. Dal Guardasigilli, come dal Procuratore Nazionale Antimafia.

“L’Agenzia è essenziale, ma ha bisogno di mezzi, organici e risorse, ora è in grave sofferenza”, è il grido di dolore di Franco Roberti davanti alla Commissione Parlamentare Antimafia. Togliere le ricchezze ai boss e poi restituirle alla società civile, farle fruttare è stata la più efficace arma contro i clan che lo Stato  si è dato con la legge Rognoni-La Torre. Ma la cronaca degli ultimi anni e il viaggio negli immobili e ancor di più nelle aziende tolte alle mafie racconta troppo spesso di fallimenti, di abbandoni, di sprechi. Insieme a sparse brillanti eccezioni e all’eroismo dei singoli.

Le cronache raccontano troppo spesso che anche la gestione dei beni confiscati è non di rado tra le cause dello scioglimento di amministrazioni, come è stato per Reggio Calabria; o di accuse pesanti, come quelle che hanno portato all’arresto dell’ex sindaco di Isola Capo Rizzuto, Carolina Girasola.

“Serve una nuova normativa che gli dia un colpo d’ala”, rincara il ministro della Giustizia, Annamaria Cancellieri. L’audizione avviene proprio a Reggio Calabria, sede centrale dell’Agenzia dei Beni Confiscati. E il ministro apre pure un altro fronte, la necessità di sciogliere pure le società partecipate se infiltrate e di poter rimuovere i funzionari collusi.

Le nostre leggi in tema di antimafia sono le più avanzate, è vero. E l’Europa ora “ci chiede un aiuto sulla normativa”,  anticipa il ministro Cancellieri, che apre anche alla possibilità di vendere i beni, soprattutto le aziende, se l’alternativa è vederli appassire. Col risultato che il messaggio che passa è che con “la mafia si lavora, con lo Stato no”.

La correzione alla legge sulle confische dei beni si impone – dunque- sempre più urgente. “Per il nostro bene”, per dirla col titolo del viaggio di Alessandra Coppola e Ilaria (Chiarelettere, ve ne ho già parlato in Storiacce blog e all’interno di “A Ciascuno Il Suo”) nei beni confiscati, appunto. Per non trasformare uno straordinario strumento in un’arma spuntata. A beneficio dei clan.

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