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Auto e borse coi soldi dell’antimafia: arrestata Rosy Canale

“L’onda delle legalità, la cosa della legalità, la favoletta la devo cavalcare…”.  Lo ha proclamato e l’ha messo in atto. Con un Movimento creato in un paese simbolo della ‘ndrangheta, un libro per parlare di sé, uno spettacolo teatrale. E pure un premio intitolato a Paolo Borsellino.

La favoletta della signora Malaluna è stata smascherata da 1.487 pagine, con le accuse di truffa e peculato che l’hanno mandata ai domiciliari, insieme ad altre cinque persone nell’operazione ribattezzata non a caso “Inganno”.

Si infrange su una lunga liste di spese personali, pagate coi soldi dell’antimafia, e con una successione di amare intercettazioni l’icona  che Rosy Canale, ex barista di Reggio Calabria, si era costruita, creando il Movimento delle Donne di San Luca. E con esso la sua notorietà. Nel nome dell’aiuto da portare nel paese simbolo di una delle più aspre faide di ‘ndrangheta, aveva raccolto fondi dal Ministero della Giustizia, dalla Presidenza del Consiglio regionale, da Enel cuore. Ma quei soldi sono stati usati per la settimana bianca, per scarpe, per i mobili Ikea e pure per una Fiat 500. Che però fingeva fosse della cugina. E pure le calze aveva messo tra le spese del movimento.

“La ludoteca per me è uno specchietto per le allodole pazzesco”, confida in una conversazione, a proposito del progetto avviato in un bene confiscato alla famiglia Pelle. Qui voleva portare i bambini di San Luca, qui prometteva di creare lavoro per le donne, con telai e saponi artigianali, prodotti invece altrove. E mentre si lamenta di non riuscire a pagare le bollette o le stesse lavoratrici, a cui infatti ad un certo punto dice di non andare più, chiama invece la figlia, per chiederle di che colore volesse le Hogan, “perché sono arrivati i soldi”, racconta. E la figlia allora le ordina pure una borsa Vuitton.

“Stai facendo di tutto per sistemarti la vita, a spese degli altri”, le rinfacciano suoi collaboratori. Quando ormai il paravento stava cadendo e la favoletta della dichiarata paladina antimafia stava per essere smascherata.
Sono precise, dure e terribilmente amare le 1.487 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare del gip di Reggio Calabria, che raggiunge anche altre cinque persone, tra cui l’ex sindaco di San Luca. Sono terribilmente amare, perché smascherano – stando alle accuse, ovviamente – il meccaniscmo della costruzione scientifica dell’icona antimafia. Quella che sa toccare i tasti giusti, per farsi accreditare. Ricevere finanziamenti. E poi “pensare ai fatti suoi”, come scrivono senza giri di parole gli investigatori. L'”antimafia così viene vista – si legge nell’ordinanza – da personaggi spregiudicati come occasione di arricchimento personale”.  Una storia come questa –  o come quella di Carolina Girasole, l’ex sindaco di Isola Capo Rizzuto – fa più danni degli stessi mafiosi, perché fa appassire ogni slancio delle parti sane della società.
Una storia come questa mi fa molta rabbia anche per il credito che con grande facilità ha avuto, in molti ambienti, da parte non proprio di sprovveduti. Quando bastava fare un giro a San Luca, per cogliere le perplessità intorno ad una ludoteca dalle porte sbarrate, dove non si capiva chi andasse, dove nessuno sapeva chi avesse prodotto quei saponi – venduti col marchio delle donne di San Luca. Dove troppe cose non tornavano, al di là dei proclami fatti davanti a telecamere e microfoni – ho conosciuto e intervistato anch’io Rosy Canale molti anni fa, che ha denunciato anche di essere stata minacciata. Pure lei. Come molti personaggi la cui “favoletta” è stata smascherata miseramente.

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Ultimi commenti

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  • Raffaella 17 dicembre 2013 / ore 20:53

    Grazie, Renato, del suo appassionato commento. Ho intervistato Rosy Canale nel 2010, ecco il link. Quando il progetto delle donne di San Luca stava prendendo forma (Ecco il link) http://www.radio24.ilsole24ore.com/programma/storiacce/2010-05-08/donne-luca-rosy-canale-110314.php?idpuntata=gSLAJbsq&date=2010-05-08). Un progetto coraggioso, in un paese simbolo. Con molte aspettative, che diventano (al di là delle conseguenze penali, che spetta ai magistrati accertare) cocenti delusioni, se disattese. Do assolutamente a Rosy Canale, come a tutti, il “sacrosanto diritto di essere considerata innocente fino a prova contraria”. Resta il dispiacere per quelle parole pronunciate nei confronti di un impegno per la legalità, che soprattutto in terre come la Calabria, è questione di sopravvivenza. E non può mai essere considerata una “favoletta”.

  • Renato 13 dicembre 2013 / ore 00:55

    Non è stato molti anni fa. La sua intervista a Rosy Canale su Radio 24, nell’ambito del programma “A ciascuno il suo”, risale a fine 2012 – inizio 2013. La ricordo bene. E se bastava fare un giro a San Luca, per “cogliere perplessità”, in quella sua trasmissione, Dr.ssa Calandra, non lo si diceva.
    Lei però lo dice ora, quando tutti trovano facile buttare fango.
    Mi spiace che lei giudichi così male questa donna, che non ha ancora avuto modo di difendersi dalle accuse della Dda, ma che intanto è stata arrestata. Mi spiace ancora di più perché la seguo con interesse, apprezzo il suo lavoro, e non mi aspetto una condanna su base etica per la donna Rosy Canale.
    A meno che non sia accompagnata da un’altra condanna. Quella per l’uomo Nicola Gratteri, che si lascia andare a proclami, “fatti davanti a telecamere e microfoni” poche ore dopo l’arresto, e che non nasconde le sue idee personali, le quali, in realtà, poco hanno a che fare con il procedimento penale.
    Gratteri cavalca i palchi dell’antimafia piú di Canale, scrive libri, concede interviste, presenzia a conferenze e talking. Un professionista che ha dichiarato oggi di non tollerare “che ci sia gente che dell’antimafia fa un mestiere”. E che non risparmia considerazioni personali poco opportune per il suo ruolo. “Ci sono condotte che non hanno rilievo penale ma che sono moralmente riprovevoli” ha detto stamattina.
    Possibile, Dr.ssa Calandra, che queste parole non le facciano venire, non dico un brivido, ma almeno un dubbio? Si sta perseguendo una peccatrice o una pericolosa delinquente? Quali motivi ci sono per arrestarla? C’è il pericolo che fugga con la 500, che reiteri il reato, che inquini le prove relative a fatti di quattro anni fa? O che ritiri un altro premio Borsellino, sporcando, con ciò solo, i tanti premi collezionati dai puri alla Gratteri.
    Una brutta storia, proprio vero.
    Per favore, Dr.ssa Calandra, continui a distinguersi dai paladini dello Stato Etico e conceda a Canale il sacrosanto diritto di essere considerata innocente fino a prova contraria.