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Errori e conseguenze della fuga del serial killer

A volte, le coincidenze giocano dei brutti scherzi. La fuga del serial killer, quasi in contemporanea al nuovo decreto svuota carceri, diventa così inevitabilmente l’arma perfetta per tutti i contrari ad ogni provvedimento che apra i cancelli delle celle. Ma i piani della discussione devono essere tenuti distinti, secondo me. Da una parte c’è un caso, clamoroso, grave di cui andranno ricostruite – e punite – le responsabilità. Dall’altra, c’è la necessità di far qualcosa contro un disumano affollamento dei penitenziari, che l’Europa ha già sanzionato.

Dell’evasione di Bartolomeo Gagliano dal carcere di Genova, uno soprattutto è l’aspetto più inquietante, che “per noi fosse solo un rapinatore”, come hanno detto subito dal penitenziario. Quella era la sua ultima pena. Ma prima era stato accusato, giudicato e condannato per tre omicidi. Anche se poi giudicato incapace di intendere e volere. Lascia increduli sentire la difesa dei dirigenti del penitenziario. E’ come se un malato gravissimo fosse curato in ospedale, senza la cartella clinica. Ma solo per l’ultimo problema. Si fa fatica anche solo ad immaginare come sia possibile che non si conoscesse la sua storia giudiziaria. E il giudice di sorveglianza che ha autorizzato il permesso premio? L’aveva tutto il fascicolo di quest’uomo, stato in manicomio giudiziario e killer di più donne? O ha liquidato il tutto guardando solo l’ultima pagina di un fascicolo più ampio? Ancora, come se un malato fosse curato per un’influenza, senza tener presente il passato infarto. E’ qui, in questi passaggi, nel susseguirsi di questi atti, che vanno cercate, ricostruite – e sanzionate – le responsabilità. Perché se Gagliano dovesse delinquere di nuovo, tutto diventerebbe ancora più drammaticamente grave. Ricordate il caso di Angelo Izzo, il mostro del Circeo, che in permesso uccise altre due donne?

Questi casi specifici non devono però trasformarsi nella tomba di ogni provvedimento, che allenti le maglie della detenzione, che svuoti le celle o che renda più frequente l’uscita dei detenuti. Le statistiche dicono che l’apertura verso l’ esterno dei penitenziari, i permessi premio, la possibilità di lavorare fuori ecc, ha fatto abbassare il tasso di recidiva. Non il contrario. E’ sempre bene tenerlo presente, soprattutto quando delle vicende specifiche sembrano mettere in discussione tutto.

Ma proprio perché la strada non può che essere questa, di celle che siano davvero luoghi di recupero, non si possono commettere errori come questi.

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