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Giornalisti e Ros, in un calendario dal feudo della ‘ndrangheta

Un calendario speciale, per fare gli auguri ai lettori di Storiacce blog. Il mio primo calendario. Ma no, cosa avete capito?! Nessuno scatto in posa, solo parole, racconti e testimonianze. Da una terra estrema, vista insieme ad una squadra speciale, il Reparto anticrimine del Ros dei Carabinieri di Reggio Calabria. Ogni mese, una storia. Ogni mese, un pezzo di lotta contro la ‘ndrangheta. Ogni mese, la descrizione del dietrolequinte della trasferta di un giornalista, laggiù, nella casa madre dei boss calabresi.

Inizia Cesare Giuzzi, cronista del Corriere della Sera, che a gennaio attraversa Platì, condannata al suo “eterno inferno senza Stato” e confronta gli scorci, gli odori e le sensazioni con quello che decine di ordinanze di custodia cautelare gli avevano fatto solo immaginare di questo fortino. Attraversare la terra estrema con questi investigatori speciali significa poter vedere oltre le mura delle case, o anche sotto il manto delle strade. Significa poter osservare coi loro occhi, che spesso sono tutto ciò che possono mostrare al pubblico. Perché il più delle volte qui, in questa terra di complicità diffuse e malavita radicata, i cacciatori di boss devono avere il viso coperto dal mephisto, durante le operazioni, come ricorda giustamente Lirio Abbate, inviato dell’Espresso, a febbraio. Le giornate infinite di questi uomini e donne, che per ore ad esempio devono pedinare, controllare gli obiettivi, non sempre sono adeguatamente ripagate, anche economicamente. Ma è solo così, solo con questo tipo di lavoro, che si riesce poi ad arrivare alla cattura dei boss e a stanarli dai tanti bunker, che la Calabria custodisce, silenziosa.

Ed è con la mia discesa nel bunker di Peppe Pesce, Testuni, uno dei più potenti boss di Rosarno che accompagno i giorni del mese di maggio: quella visita sottoterra, là dove il capo di una delle principali cosche di ndrangheta si è a lungo nascosto, è stata una delle esperienze più forti per me dell’anno appena passato. In quell’aria gonfia di umidità, mi sembrava di percepire ancora i pensieri del boss, braccato dallo Stato; il boss che voleva conquistare il mondo, ma che fu costretto a vivere insieme ai topi, senza luce. E visto che doveva essere un racconto anche “personale”, come ci era stato chiesto, ho voluto anch’io uscire allo scoperto  e raccontare le mie sensazioni, i miei pensieri e ammettere pure le mie paure, vissute là sotto.

E ancora con i bunker si chiude il calendario, col racconto dell’amico John Dickie, professore all’University College di Londra, che ha attraversato tutta la Calabria sotterranea e nascosta, per girare il suo “Mafia Bunker”, di cui vi ho parlato anche all’interno di “A Ciascuno Il Suo”, riproponendo il dibattito del festival Trame di Lamezia, con John e con Giuseppe Lumia, comandante dei Ros di Gioia Tauro, appunto. La Calabria di chi scappa e chi insegue. La Calabria dei latitanti e quella degli investigatori, in un braccio di ferro raccontato da Giuseppe Baldessarro, ad esempio, collega di Repubblica. La Calabria dei simboli, come il santuario della Madonna di Polsi, su cui si sofferma Andrea Galli, del Corriere, o quella dei tanti beni confiscati, attraversati da Alessandra Coppola e Ilaria Ramoni, per il loro libro “Per il Nostro bene”. Quei beni tolti alla ndrangheta e non sempre davvero restituiti alla società civile, come la legge vorrebbe. E poi ci sono ancora Andrea Apollonio, Anne Veron & Gadh Charbit.

Un calendario di parole e poche immagini, allora. Un calendario, che mostra però anche quello che altri vorrebbero tenere nascosto. Coperto. Ma portando alla luce del sole, bello della Calabria, allo scorrere dei mesi quello che avviene nel buio di un nascondiglio si può far appassire la malapianta chiamata ‘ndrangheta. E anche un calendario, allora, può aiutare.

E pure di questo ringrazio il Ros.

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