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Terra dei Fuochi, morte di un “servitore dello Stato”

Ora che se ne è andato, la sua storia fa rumore. Proprio come il disastro della Terra dei Fuochi. Per anni, invece, la voce di Michele Liguori – il vigile urbano che denunciava i rifiuti tossici nascosti nelle campagne – è rimasta quella solitaria e inascoltata di un “servitore delle istituzioni”, come l’ha definito ora il capo dello Stato. L’ hanno ucciso due tumori maligni allo stomaco, come i troppi diagnosticati in questa fetta di Campania baciata dal sole, ma inondata di veleni.
Per anni, unico vigile della sezione ecologica di Acerra, ha indagato sugli sversamenti criminali dei boss. Per questo è stato minacciato, spostato ad altro incarico e mai insignito di alcun encomio. Ma “a me – come ha detto con la Stampa il giorno prima di morire – i vigliacchi non piacciono. Io abito qua, mio figlio abita qua: non potevo far finta di non vedere”. Un filo di voce emerge dagli strati – spessi – di coperte che lo coprivano. E dal gomitolo di flebo e medicinali.  Sono le sue ultime parole. E sono drammatiche. Sono le parole di un uomo che racconta di “aver trovato di tutto in quei sopralluoghi che faceva”. E di essere stato sempre lasciato solo. “Ma meglio soli…”, sussurra alla fine, quando il cronista gli ricorda del maresciallo condannato: “sta dall’altra parte…”, dice.  In certe terre, così, è meglio restare soli.
La Presidenza del Consiglio promette ora alla famiglia che le sue battaglie proseguiranno con i provvedimenti del Governo per la Terra dei fuochi. Ma intanto “i processi ai collusi di Acerra rischiano la prescrizione”, denuncia Alessandro Cannavacciuolo, che ha raccolto l’impegno di Liguori. Lui figlio del pastore a cui per primo furono diagnosticati livelli di diossina altissimi: “ora tutti parlano di terra dei fuochi, ma quando Liguori indagava e denunciava lo Stato era assente. E lo Stato sapeva. Ora i veleni sono già dentro di noi e producono i loro effetti, ma già 15 anni fa la natura aveva mandato i suoi segnali. I nostri agnelli nascevano con due teste, senza un occhio, con la coda di lato. Dei mostri. Nel sangue di mio padre e di mio zio è stata trovata una centrale, con tutte le sostanze tossiche”.
Fatti terribili, inquietanti. Sconvolgenti, come quelli che mostrò in tv per la prima volta, molti anni fa, Peppe Ruggiero col suo documentario Beautiful Country. Fatti talmente gravi, da far secretare i verbali del pentito Carmine Schiavone. Fatti concreti, come i bidoni interrati nelle campagne tra l’inceneritore di Acerra e l’area Montefibre. Fatti puzzolenti, come quella scia che Michele Liguori si portava a casa, dopo essere stato in giro, a fare sopralluoghi. Fatti che bruciano, come i roghi che accendono le notti di Giugliano. Fatti accumulati, come le barricate di immondizia che ancora si trovano negli angoli più sperduti di questa campagna. Fatti sempre più numerosi, come i morti per tumori in questo triangolo della morte.
Sono fatti che da anni i media raccontano e denunciano. E da ancor prima le Istituzioni li conoscono. Ora forse, finalmente, qualcosa si sta muovendo. Ora “tutti vogliono parlare della terra dei fuochi”, commenta- sarcastico- Cannavacciuolo, ricordando i giorni in cui Liguori era da solo. Ma solo, solo davvero.
Ora l’unico modo per riconoscere – in modo tardivo- il valore dell’impegno del vigile simbolo della lotta contro i rifiuti tossici, è avviare bonifiche che tolgano il veleno dal sangue di questa terra. E ridiano una speranza.

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