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L’alluvione di Modena e quelle segnalazioni sugli argini

Bomporto- “Le nostre strade ora sono discariche. La nostra vita ora è sui marciapiedi”. Ora sedie accatastate; ora materassi e armadi; più avanti resti di un salotto. Ora che l’acqua è sparita quasi ovunque, è il fango e questa successione di colline di mobili a sancire l’ingresso nell’ area alluvionata della bassa modenese.  10 giorni dopo lo straripamento del Secchia, 240 persone dormono ancora negli alberghi. Tutti stanno ancora svuotando casa e aziende e soprattutto stanno calcolando i danni di un alluvione- che non ha ancora lo status burocratico dell’emergenza – ma che “doveva essere evitata”, ripetono in coro gli abitanti di Bomporto e Bastiglia. Con una rabbia maggiore rispetto al terremoto, che fa poco rumore fuori dalla Bassa, ma che qui- come il fango – la ritrovi dappertutto: nella piazza finita due metri sott’acqua dove i commercianti hanno perso talvolta sia il negozio che i primi piani delle case o nella successione dei capannoni delle aziende, che solo ora si stavano riprendendo dai colpi del terremoto. Rabbia, sì, forte, perché più volte era stata denunciata la condizione degli argini del fiume. E “queste sono tutte carte ora finite in Procura, insieme agli esposti” conferma Manuela Gibertoni, voce di un comitato di cittadini, che ha dato mandato a propri periti anche di ricostruire la dinamica, risalire le responsabilità. “Perché non possiamo vivere nell’angoscia che una pioggia normale ci distrugga tutto, per questo è fondamentale capire cosa non ha funzionato.”

Confindustria Modena stima in almeno 10 milioni i danni ad aziende già colpite dal sisma. E come tutti gli imprenditori considera “insufficienti” i sei mesi di moratoria decisi dal Governo. Qualcuno pensa allo sciopero fiscale, altri alla class action. Tutti hanno ascoltato il capo della Protezione civile annunciare che “i soldi per le emergenze sono già finiti”. Davanti al segno lasciato dell’acqua, Tommaso De Marco, presidente della East Balt, che tra l’altro rifornisce di pane i 400 Macdonald’s italiani – mostra la ricevuta dei 3.700 euro di quota versati al Consorzio Bonifiche. “Dovrebbe assicurare appunto la manutenzione e occuparsi del rischio alluvioni”.

E’ qui, lungo questi argini che secondo la gente del posto, testimone di 3 alluvioni in 40 anni – è qui che vanno cercati i responsabili dell’ allagamento. Ma vanno cercati tra le persone, non – ripetono tutti – nelle tane delle nutrie additate invece come colpevoli di un disastro, che forse, come molte storie italiane, era già scritto.

Un anziano senza più nulla, davanti ai resti della sua casa, ora accatastati in giardino implora “aiuti concreti, subito. E attenzione”, con i suoi occhi lucidi e il cuore disperato. Mi ringrazia per essere andata lì, per essere entrata in quella che era la sua casa. Per aver parlato con loro.

Come sempre, quando c’è una calamità, per strada c’è tanta gente. Soprattutto qui, in questa terra che vive in comunità. Qui la gente di Bomporto si aiuta come può, ma stavolta non è più sicura di riuscire – da sola – a tener botta da sola.

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Ultimi commenti

  • cul 15 giugno 2014 / ore 06:55

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  • sadomasochisme traînée 25 maggio 2014 / ore 16:36

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  • Adele Turcato 5 febbraio 2014 / ore 13:50

    Come sempre penso che la mancanza di indignazione del popolo è legato all’origine, in primo luogo per la mancanza di rispetto sociale che si evidenzia soprattutto nelle piccole prepotenze subite ogni giorno da ogni cittadino che porta all’assuefazione e di conseguenza accettare i grandi soprusi. Legato alla mancanza di leader dl popolo, tipo sindacati o simile, perchè questi fanno il loro personali affari, non è permesso nemmeno ai cittadini pensanti dimostrare la loro contrarietà. Da sola in piazza sarei considerato assolutamente pazza e niente più. Continuiamo accettare che da soli non riusciamo nemmeno compilare una semplice dichiarazione dei redditi che sono invece strapagati sia dallo stato sia dal contribuente. Negli anno 70 il sindacato portava in piazza i lavoratori per i problemi politici del popolo cileno mentre negli anno 90 non ha voluto portare in piazza per protestare la mancanza dello stato italiano nella protezione dei lavoratori dello stato tipo Borsellino ancora più vergognoso dei precedenti massacri perchè annunciato. Il giornalismo e quindi l’informazione di solito è condizionato alla propria poltrona e nessuna notizia è ripresa e seguita nel tempo per attribuire responsabilità. Durante la prima tangentoli l’unica certezza è stata che la politica ha imparato come evitare le inchieste e condanne, esattamente come un antibiotico mal applicato rende più forte le successive ondata di malattie. In ogni caso, credo siamo molti ad indignarci, purtroppo senza voce nei posti che contano.