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“Io, in lotta contro chi manda via i turisti”

Ho fatto un viaggio a Sud. E l’ho fatto con occhi diversi stavolta. Ho fatto- anzi, cominciato – un viaggio tra eccellenze e problemi, tra opportunità e limiti. Ho fatto un viaggio soprattutto a caccia di storie di imprese, piccole o grandi, che parlassero del nostro Sud. Meraviglioso, straziante, bloccato. Ed è lì, soprattutto, nel punto in cui le potenzialità si bloccano davanti a muri di burocrazia, ostacoli di inefficienza e superficialità, davanti a mancanze  di strade e percorsi che ho cercato di entrare. Nel punto in cui la potenza non diventa mai atto. Perché per esempio l’anfiteatro di Spartacus, il liberto sinonimo in tutto il mondo di rivolta e ribellione, di riscatto e ribellione, deve avere meno visitatori del museo del bottone? Perché si deve combattere contro “agitazioni sindacali improvvise, custodi che non possono o non vogliono accompagnare i turisti, contro la pioggia”. Parla e si carica sempre più di determinazione la voce di Bruno Zarzaca, giovane imprenditore, originario di Santa Maria Capua Vetere, che dopo aver portato il marchio “Amico Bio” a Londra e Napoli ha deciso di entrare appunto nel parco archeologico della sua città d’origine. Che fino ad allora staccava pochissimi biglietti. E si sta dando da fare, per portare turisti, ma poi succede che arriva un gruppo di guide per vedere il mitreo e “i custodi una volta non potevano, perché c’era il cambio di turno, un’ora dopo per un’altra ragione e alla fine questi sono andati via”. Così pochi giorni dopo la loro apertura, ha passato un’intera domenica a scusarsi con un anziano signore giapponese, che invano era arrivato fin lì per visitare il mitreo. “Pioveva, non avevano voglia, non parlavano inglese, insomma fanno di tutto per mandare via i turisti. E questo visitatore era il professore di archeologia dell’Università di Tokyo, colui che deve poi mandare altri a visitare l’Italia. Era venuto per vedere tre cose: la coppa di Nestore ad Ischia, la tomba di Virgilio e il mitreo di Santa Maria Capua Vetere”.  Seduta al tavolino del suo ristorante, nel cuore più antico di Napoli, piazza Bellini, ascolto il suo racconto, vedo la sua rabbia e ho la conferma di molte cose: di quelle che possono cambiare solo forse con un’inversione totale di mentalità e con una generazione nuova, si spera. Ho visto la voglia di cambiare, di migliore la sua terra sul viso di Bruno, capace perfettamente di cogliere tutte le potenzialità di un luogo così, ma anche questo nodo terribile di molteplici eredità passate, diventato un cappio però. Perché ad esempio non possono esserci giovani studenti di archeologia ad accompagnare i turisti? Per non parlare delle kafkiane storie di burocrazia che lui, come molti altri mi hanno raccontato. Storie che con caratteristiche diverse conoscevo, ma che forse- quando ti allontani un pò da un contesto – tornano a sorprenderti di più. E ad indignarti. Ho dovuto fare anche ques’operazione, in questo viaggio a Sud. Cercare di liberarmi la testa da situazioni a me note, perché ascoltate e ripetute da sempre, ma non per questo accettabili e tornare ad arrabbiarmi. Proprio come davanti ai racconti di Bruno. La fisarmonica di un sudamericano in sottofondo cercava di addolcire l’immagine che si componeva dalle parole. Perché è la continuità di certe situazioni che soprattutto spaventa.

Ho incontrato tantissime persone, ascoltato mille esperienze, visto coraggio, ingegno, creatività, capacità di arrangiarsi, voglia di crescere, ma è nella piccola-grande vicenda della battaglia di Bruno Zarzaca che di più ho trovato l’emblema di questo mio viaggio. E di una battaglia che a volte ti sembra contro i mulini a vento.

Conoscevo già da tempo Bruno, grazie ad un carissimo amico, uno dei napoletani più profondamente calati nelle viscere (anche letteralmente) della città, Antonio Piedimonte. E quando gli ho detto la missione del mio viaggio, risponde: “piccirè, allora, ti trasferisci qua?!”.

Napoli- il Sud, in generale- grondano infatti di notizie e a volte sulle pagine nazionali bisognerebbe trovare più spazio, per raccontare anche quelle più piccole. Spero un pochino di aver contribuito. Come sempre, anche se velocissima, da questa immersione nella mia Napoli mi porto dentro tante cose, ma soprattutto un pò di scorta della sua luce.

*Passione Sud, il viaggio a Mezzogiorno di Radio24, prosegue con la Puglia.

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Ultimi commenti

  • vacation home 20 marzo 2014 / ore 19:43

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