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Bugie e trattative valgono la sicurezza dei bimbi allo stadio?

Claudio ha appena compiuto 5 anni. Non va ancora a scuola, ma scrive perfettamente i nomi dei calciatori del Napoli. Pure gli stranieri. Il suo colore preferito da sempre è l’azzurro; quando disegna, c’è sempre un bimbo con una maglietta con la N in petto. E ogni volta che la sua squadra ottiene una vittoria, poi telefona al nonno e festeggiano insieme.

Claudio sabato era all’Olimpico, insieme alla mamma: faceva parte delle sorprese per il compleanno. Ma alla fine, non ha tifato e poi festeggiato i goal e la vittoria lì, sugli spalti, perché nell’ “incubo di quei 45 minuti”, in quel “clima surreale di bombe carta, petardi pure contro i giocatori, l’ordine del silenzio”, alla fine la mamma ha deciso di andare via. Perché “se non giocavano, lì scoppiava l’inferno”. E questo a chi era all’ interno dell’Olimpico era molto chiaro. “Tutto è cambiato, quando ha cominciato a diffondersi la notizia che il tifoso ferito era morto. Io la vedevo la curva e ho visto pure il faccia a faccia di Genny a’carogna con Hamsik e la delegazione dei responsabili dell’ordine pubblico”.

Mentre le indagini ricostruiscono cosa è successo fuori dallo stadio – la sparatoria, l’ultrà romanista, il pestaggio, i tifosi partenopei feriti – e le polemiche si infervorano sulla trattativa con i capi ultrà, ho riflettuto molto su questo racconto di una tifosa dentro l’Olimpico. E ora voglio condividerlo.

Quando la Questura ha diffuso la nota ufficiale in cui smentiva ogni legame con gli scontri tra tifosi e parlava di “cause occasionali”, subito con un mio collega che si occupa di calcio in redazione ci siamo chiesti se fosse davvero così. Sembrava assai improbabile. Poi quando le cose si sono un po’ chiarite, “Gastone” è stato arrestato, ho chiesto spiegazioni su quella nota ufficiale fuorviante. Una menzogna bella e buona. Mi è sembrata una presa in giro.

“Una strategia”, hanno ammesso ieri i vertici della Questura in conferenza stampa. Una strategia, per paura di quello che sarebbe potuto succedere. Le bugie non mi sembrano mai la soluzione, ma poi…ho ripensato a Claudio e a tutti gli altri bimbi presenti allo stadio; alla folla, a quanto velocemente notizie- anche false – la infiammano e la rendono ingestibile, ai rischi. E mi sono ricordata anche del massacro dell’Heysel, durante Juventus-Liverpool a Bruxelles e della faccia di mio padre all’epoca davanti alla tv.

Una bugia vale la sicurezza di migliaia di persone? E di tantissimi bimbi? “Se non venivano a parlare con la curva, per smentire quelle notizie e placare gli animi non so cosa succedeva”, racconta la mamma di Claudio, con ancora un tremore nella voce. Per la “responsabilità” di decidere se restare o andare: “anche perché non sapevo a quel punto che situazione c’era fuori”. Alla fine, Claudio ha seguito la partita dalla tv. Con la maglietta del Napoli ancora addosso, insieme alla mamma, ma allora anche al papà e al fratellino. E la delusione, per non aver potuto vedere i suoi campioni segnare, è stata compensata solo dal pensiero della festa di compleanno, che avrebbe avuto il giorno dopo. A me, resta l’interrogativo di quella domanda: bugie e trattative possano essere ammesse, per difendere tanti piccoli tifosi?

ps. Claudio è il mio primo nipotino. E come la mamma Cristina, mia sorella, il nonno, mio padre e lo zio, mio fratello, dicono “Forza Napoli” da sempre. Con la nonna, mia mamma – fondamentale in tutto – che provvede al completino del Napoli per i nipoti e all’occorrenza alle bandiere. Spero proprio Caludio e il fratellino, Vittorio, possano tornare presto allo stadio a vedere stavolta davvero una partita di calcio.

pps Manco da tanto su Storiacce blog. Periodo convulso. Ho tanto da raccontare, delle trasferte, di Budapest, di Malta, ma anche della mail di un ascoltatore che mi ha reso felice. E ricordato – ancora una volta- la bellezza e l’importanza di questo mestiere. Presto!

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Ultimi commenti

  • Raffaella 6 maggio 2014 / ore 17:20

    Grazie, dopo, dopo vi racconto una bella storia di solidarietà, emigrazione e…giornalismo. Tra poco! R

  • Antonella 6 maggio 2014 / ore 17:18

    Io ti aspetto con pazienza.. e passione!!!
    Ciao