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Rita, i suoi “12 figli” e l’aiuto arrivato via radio

Rita ha 12 “figli”. Hanno tutti cognomi diversi, tratti diversi. Nazionalità differenti. Ma sono tutti venuti dall’altra parte del mare.  Il Mediterraneo li ha resi fratelli e la sorte ha assegnato loro una stessa madre, Rita.

Rita nella vita aveva sì scelto di occuparsi per professione di loro, dei bambini soli che arrivano- sempre più spesso – sulle nostre sponde. Si è trovata poi “costretta” a diventare in un certo senso però la loro madre. Allargando il suo stato di famiglia a quei 12 ragazzini, con gli occhi scuri con la luce dentro. “E che altro potevo fare? Sono affidati a me, i tutori dovrebbero essere il Comune, i servizi sociali, ma nessuno fa niente. E questi sono solo dei bambini…”. Così Rita Balestreri, della cooperativa Cuore di Palma di Montechiaro, nell’agrigentino, ha aperto il suo stato di famiglia. A questi altri figli.

E’ uno dei posti di frontiera della ricorrente “emergenza immigrazione” questo angolo di Sicilia: qui la Questura manda i minori non accompagnati e loro provvedono a tutto. Dalle cure mediche, agli abiti. “Arrivano sempre più bambini con scabbia, tubercolosi. E ora noi non siamo solo disperati per l’organizzazione, siamo terrorizzati”. Terrorizzati da una malattia, con un nome che fa paura: ebola. “Le confesso che alcuni operatori con i figli piccoli stanno a casa. Abbiamo paura, perché non siamo formati e non sappiamo che fare, se per sventura davvero ci fosse un caso del genere. Abbiamo chiesto che almeno ci facciano una piccola formazione”.

La voce di Rita arriva dall’altra parte dell’Italia- e del telefono – con tutte le sue ansie e fatiche. Queste qua, a cui si aggiunge l’infinita battaglia per riuscire ad avere dallo Stato il pagamento di tutto ciò che a loro spetta. Una battaglia, portata avanti da tempo e da quasi tutte le comunità mobilitate dopo l’emergenza innescata dalle Primavere arabe. L’ ho raccontata con un’inchiesta di ACiascunoIlSuo l’anno scorso, una settimana prima del tragico naufragio di Lampedusa.

Ho conosciuto così Rita, l’ho richiamata in questi giorni di arrivi ininterrotti. Anche di bambini soli, 200 solo quelli sbarcati in una volta ad Agrigento. E la voce di Rita rifletteva sempre più- nell’essenzialità del semplice racconto dei fatti – le loro difficoltà. Una voce che ha toccato un nostro ascoltatore, che ora vuole aiutare lei, i suoi 12 “figli” e tutta la comunità Cuore di Palma di Montechiaro.

“Vorrei mandare un piccolo aiuto economico, perché di chiacchiere ne fanno in tanti”, mi ha scritto Lorenzo T. “Mi ha colpito il suo servizio e il racconto di Rita Balestrieri”. Così li ho messi in contatto. Felice.

Non so da dove scriva Lorenzo, non gliel’ho chiesto. Ma la sua mail è stata una delle gratificazioni e gioie più forti degli ultimi tempi. Quel servizio, quell’intervista, quelle denunce stavano smuovendo qualcosa. Delle semplici parole, ancora una volta, senza neanche la “spettacolarità” dell’immagine, stavano aiutando dei ragazzini stranieri e una comunità in difficoltà.  Stavano cambiando le cose, in meglio. E a me stavano dando conferma- ancora una volta- dell’importanza e della concretezza del mio mestiere. Che resta, nonostante tutto, uno dei più belli e importanti al mondo. Il gesto di Lorenzo, reso possibile da un mio servizio su Radio24, è stato per me, vi confesso, un autentico risarcimento, per le tante energie spese. E le ancor più fatiche richieste, (anche quando non si è in perfetta forma).

Ma vi ho voluto raccontare anche qui, su Storiacce blog, la storia di Rita, dei suoi 12 figli e della mail di Lorenzo, anche per ricordarci della grande solidarietà, sempre pronta a scattare in Italia. E di cosa significhi davvero accoglienza.

Grazie a Rita e Grazie a Lorenzo.

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