Radio24 | Il Sole 24 ORE

I neonazisti d’Ungheria che spaventano l’Europa

Budapest – “Molti stanno seriamente pensando di lasciare l’Ungheria, per andare all’estero. Per paura, sì. Dopo aver finito l’Università, io partirò”.
La paura – a volte- è in piccoli gesti. Come lo sguardo irrequieto di David, davanti alla Nagy Zinagàga di Budapest, la Nuova Sinagoga, la più grande d’Europa. La kippah in testa, i libri sottobraccio e un’amara confessione: “io- e come me altri – sussurra timoroso – stiamo pensando di cercare fuori dall’Ungheria il futuro”. Fuori dal Paese, dove è stato proposto anche di “schedare gli ebrei”. E dove le scritte antisemite “aumentano”, come gli slogan nei comizi. Come i sostenitori di Jobbik, il movimento di estrema destra che punta al pienone alle prossime elezioni europee.
Soffiava un vento fortissimo, mentre parlavo con questo giovane ebreo ungherese, intervistato per un reportage . Un vento che increspava il Danubio e che rendeva ancora più cupe le parole di questo giovane. Parole pesanti, amare, dolorose. Parole che stridevano con le note della movida, diffuse dai locali che affollano l’ex ghetto della città poco più avanti. In questo budello di vicoli e palazzi, capaci ancora di restituire l’oppressione e l’angoscia di 70 anni fa, hanno voluto ricostruire anche un pezzo del muro. Te lo ritrovi lì, dentro il cortile di un palazzo quasi fatiscente. “Perchè raccontiate ai vostri figli”, recita la targa. Raccontiate quello che lì successe, quello che semplice scarpe continuano a dire ogni giorno a tutti. Scarpe di donna o con pesanti lacci. Scarpe grandi e piccole, ora saldate in modo indelebile alla terra lungo la sponda del Danubio. Laddove centinaia di ebrei furono costretti a lasciarle, prima di essere uccisi e abbondanti al fiume.
Uno dei più struggenti monumenti alla Shoa l’ho visto qua, a Budapest.
Davanti quasi al Parlamento, dove siedono anche rappresentanti di Jobbik, il movimento di estrema destra. Che grida slogan antisemiti nei comizi e sulle pagine facebook e che invece nelle dichiarazioni ufficiali parla “semplicemente di orgoglio storico dell’Ungheria, di sicurezza, di lotta agli zingari e rispetto delle leggi”. Ho visitato le sezioni del movimento, parlato con alcuni sostenitori, ma nessun politico ha voluto incontrarmi, né darmi un’intervista. La loro responsabile stampa mi ha scritto in un’email che non volevano parlare con noi, per via di pezzi pubblicati sul sito di Radio24.
La campagna elettorale si fa anche così: con un elenco di giornalisti amici e di stampa nemica. Radio24 è in questa seconda lista. Ho comunque avuto occasione di parlare con molte persone e altrettanti osservatori. E molto interessanti- e anche preoccupanti – sono state delle analisi che ho ascoltato: sul loro modo di comunicare, sul perché abbiano presa anche sui più giovani. Sui tanti scontenti, anche dell’alta borghesia, che li hanno sostenuti.
Perché, in sostanza, David- e come lui tanti altri ebrei ungheresi- ora hanno paura.
Sabato andrà in onda il terzo reportage che ho fatto dall’Ungheria: Paese in profonda trasformazione, Paese in risalita economica, molto legato all’Italia, anche se ora una contesa “sui terreni” sta creando qualche tensione per non pochi allevatori italiani, come sentirete sabato mattina. E’ un Paese da cui potrebbe arrivare un messaggio forte all’intera Europa, nel prossimo voto di fine maggio.
ps Vi aggiorno con grande ritardo della trasferta in Ungheria, alla vigilia della messa in onda del terzo reportage. Ma questi sono giorni convulsi di lavoro, sul fronte dell’inchiesta Expo a Milano. L’ultima puntata di ACiascunoIlSuo era dedicata a questo: dentro la nuova tangentopoli con Raffaele Cantone, voluto dal Governo per controllare gli appalti Expo. E la sensazione nel Palazzo di Giustizia è che si possa smuovere ancora una volta, come 20 anni fa, un’intera montagna. Ma stavolta, la Procura è trasformata in un campo di battaglia…

Commenta per primo

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.