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Quanto pesa il populismo? Aspettando le urne (italiane), trionfo Le Pen in Francia

Aspettando i dati delle urne, c’è una sola immagine che continuo ad avere davanti agli occhi. Con un fremito. Lo sguardo impaurito di David, uno degli studenti ebrei ungheresi che ho incontrato nella mia trasferta a Budapest. Anche lì, estrema destra e populisti hanno continuato (fino ad ora) a crescere (vedremo in queste elezioni) . Anche lì, le campagne elettorali grondano urla, insulti, invettive ed anatemi. E anche lì- mi raccontava David – scritte e minacce contro la comunità ebraica sono aumentate. Tanto che non poche persone pensano di lasciare il Paese. Per paura.

Ma verso dove? Il populismo – (sempre prima dei risultati delle urne) – si è diffuso qua e là. I movimenti che lo sostengono hanno storie e caratteristiche diverse, ma comune è soprattutto un certo modo di fare politica. Certi toni. Certi obiettivi. Certi spettri evocati in Paesi sempre più in crisi.

Le analisi di molti analisti – italiani e stranieri – in questa vigilia elettorale hanno più volte ricordato le similitudini con certe congiunture che hanno preceduto il drammatico passato recente europeo.  E col passato non si scherza. Né con la storia e con i suoi cicli. C’era la storia lontana, ma vicina anche nello sguardo spaventato di david, lo studente ebreo ungherese che ho incontrato davanti alla Grande Sinagoga. Un luogo simbolico. Come il museo di Bruxelles, dove sabato c’è stata strage. Nella capitale di un’Europa, sempre più attaccata e criticata. Un’Europa, che sembra aver smarrito le ragioni stesse originarie della sua esistenza. Un’Europa, che ha evidente bisogno di cambiamenti. E’ evidente. Come è evidente che non si possa immaginare ora un’assenza di Europa.

ps Alle 20.45, ad urne ancora aperte, i dati principali sono il trionfo di Marie Le Pen, primo partito in Francia (dove parlano di “shock mondiale”) e quello di Tsipras in Grecia.

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