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“Le mani sull’Italia” a Trame.4

Eccomi di nuovo qua. In Calabria, a Lamezia, a Trame. Forse sono anche in una stanza d’albergo dov’ero stata già, ormai quattro anni fa. Al debutto di questo festival dei libri di mafia. Nel frattempo, lo spazio accanto all’albergo da cantiere è diventato piazza, con pensiline coperte e geometrie da terminal degli autobus. Come non di rado capita di incontrare (purtroppo) in giro per il sud (e non solo). Quattro anni di Trame ed è bello tornare in una città aspra, difficile, ma ora familiare. Con tanti amici e con quello spirito, bello, che in questi quattro anni si è costruito: di voglia di partecipazione, soprattutto dei tantissimi volontari arrivati qui da più parti d’Italia, ma soprattutto dalle varie parti di Lamezia. E questo è il primo grande risultato di questo che è diventato l’appuntamento più importante dell’antimafia. Là dove si riflette, sulle grandi questioni e i temi che hanno attraversato il passato inverno, diventati spesso dei libri; dove si denunciano gli interessi, gli intrighi, le connivenze; dove si raccontano, con reading, cinema e musica i mali profondi di questo povero bellissimo Paese. Su cui le mafie hanno allungato le loro mani, leit motiv di Trame.4 , in occasione dei 50 anni del capolavoro di Rosi “Le mani sulla città”.

E se tutto questo è- ancora- dopo quattro anni (e in Italia, e al sud non è affatto scontato!) una bellissima realtà lo si deve all’intuizione geniale di Tano Grasso, che capì questa parte di Calabria era pronta per una scossa di questo tipo. Culturale e radicale. E’ “un’edizione sofferta”, come scrive Gaetano Savatteri, direttore artistico nella prefazione del programma. Per difficoltà enomiche, per dissidi interni con altri amici, che pur erano stati cuore pulsante di Trame: Lirio Abbate, Silvia Barbagallo, Fabio del Giudice. Per me, che vengo qui dall’inizio – anche se incontrerò tanti amici da Tommaso De Pace a Maria Teresa Morano, Maria Immacolata Scimone, Armando Caputo, Gioacchino Tavella ecc –  non trovare loro – lo confesso- è un dispiacere.

E da inguaribile ottimista quale sono spero sempre che le strade possano di nuovo incontrarsi. Solo uniti si vince. E troppo spesso, in tanti ce lo dimentichiamo. Quando invece le questioni su cui convergere le energie collettive sono tante: basta guardare gli appuntamenti – tantissimi- di questa edizione. La trattativa, i testimoni di giustizia, il consenso sociale della mafia, la gestione dei beni confiscati. E i modi per discuterne, ancora di più: con magistrati (Michele Prestipino, Giuseppe Creazzo, Nicola Gratteri, Vincenzo Lombardo, Sebastiano Ardita, ecc) giornalisti (Attilio Bolzoni, Lionello Mancini, Sergio Rizzo, Marco Travaglio, Giuseppe Baldessarro, Nino Amadore ecc), scrittori (Maurizio De Giovanni, Stefano Piedimonte, Carmine Abate, ecc), studiosi (Salvatore Luco, Giuseppe Fiandaca, John Dickie, Nando Dalla Chiesa…).

Ma anche musicisti e registi (come Mimmo Calopresti). La mafia può anche essere presa in giro e raccontata nel suo lato più grottesco, come ha fatto Pif qui a Trame, come farà Stefano Piedimonte. La mafia può essere anche un fumetto. O un disegno. Molti dei protagonisti di questi incontri sono molto noti, molti li hanno già incontrati gli ascoltatori di “A Ciascuno Il Suo” e altri ne scoprirete: anche quest’anno infatti Radio24 è media partner di Trame. E io sono qui. Perché ci crediamo, nel nostro Sud- che cresce, si riscatta e non si divide; e crediamo in questi sentieri di parole, che costruiscono percorsi. Trame, fitte di un ordito di cambiamento.

ps Quest’anno Trame conta anche sul finanziamento collettivo: #iosostegnotrame e tu? Per aiutarli, cliccate qui

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