Radio24 | Il Sole 24 ORE

Il messaggio di Papa Francesco nella Calabria dimenticata

Papa Francesco arriva in Calabria. E i riflettori si accendono sulla Regione, più povera d’Italia, con la malavita più ricca del mondo. Papa Francesco atterra prima a Castrovillari, poi a Cassano allo Jonio, per scandire il suo anatema contro una violenza che travolge pure i preti e i più piccoli. In una terra, non ancora davvero capace di ribellarsi.

“Mai più violenze sui bambini, mai più succeda che un bimbo debba subire sofferenze così”, scandisce il Pontefice, nell’incontro – in carcere – con i familiari di Cocò, 3 anni, ucciso e poi lasciato bruciare tra le fiamme insieme al nonno e alla compagna, nelle terre intorno a Cassano allo Jonio. Alla condanna dei responsabili di uno dei più atroci delitti di ndrangheta, il Papa fa seguire parole di conforto per i parenti. “Io prego sempre per lui, non disperate”, sussurra. E anche per questo- simbolicamente- il Pontefice è voluto venire qui a Cassano, nuova tappa di un viaggio nelle periferie problematiche  d’Italia,non senza aver prima ricordato l’ “essenziale rispetto dei diritti umani e del reinserimento di chi in cella sta espiando la pena”. A quanti ha stretto la mano, Francesco ha chiesto di pregare per lui, perché “anch’io sbaglio” – riferisce monsignor Nunzio Galantino, segretario Cei e vescovo di Cassano. All’incontro con detenuti, malati e poveri segue anche l’ omaggio alla memoria di don Lazzaro, il parroco ammazzato a marzo. Prima di celebrare, nella piana di Sibari, la messa davanti a migliaia di fedeli. Che si aspettano parole di speranza, ma pure di condanna alla violenza ndranghetista.

E’ una visita importante, questa. In una terra che continua ad essere estrema periferia del Paese, dove si consumano i peggiori delitti, ma quella scossa profonda che porta al cambiamento nell’opinione pubblica- soprattutto- ancora non c’è. Qualcosa come il movimento dei lenzuoli, che dopo le stragi del ’92 portò Palermo e la Sicilia a cambiare. Eppure pure qua, in Calabria, le cose stanno cambiando, finalmente. L’ inchieste della Procura di Reggio Calabria e non solo stanno sgretolando il potere, per anni granitico, della ‘ndrangheta. Cominciano ad esserci dei pentiti. E comincia ad esserci pure partecipazione maggiore- e attiva, non solo passiva –  della gente a iniziative, come il festival Trame dei libri di mafia a Lamezia Terme, che raccontano esplicitamente senza timori quanto succede in queste terre.

Ieri sera ad esempio, nel chiostro di San Domenico, i nomi e i cognomi dei boss di questa città, Lamezia, sono stati scanditi più volte nel reading estratto dal libro “Per il nostro bene” di Alessandra Coppola e Ilaria Ramoni (Chiarelettere), sui beni confiscati alla mafia. Del clan Torcasio – che nessuno fino a molto tempo fa osava solo pronunciare qua – si è raccontato molto e pure le loro sconfitte. E la gente ascoltava la voce di Diana Hoebel, mentre leggeva passi sulla lotta di don Giacomo Panizza- parroco qui – nella sua difficile convivenza con i boss, suoi vicini di “casa”.

I segnali, i semi di cambiamento ci sono. Pure qua. Segni come le tante imprese locali che hanno contribuito, ciascuna come poteva, anche alla realizzazione del festival, a rischio per mancanza finanziamenti: chi col catering, chi con le pedane, chi con gli impianti. E poi i tanti volontari.

I semi del cambiamento ci sono. E la visita di Papa Francesco ne getterà moltissimi ancora, in questa terra aspra. Ma bellissima. Ma i semi hanno bisogno di cure, coltivazioni e di costanza. E questa chiama in causa Roma e il Governo. Perché non ritorni il cono d’ombra su questa periferia. Una volta che il Pontefice sia ripartito. Una volta passata la commozione per i più atroci delitti. I cambiamenti richiedono tempo. E impegno, profondo. Non occasionale. Non si perda quest’occasione. Si ritorcerebbe sull’intero Paese.

Commenta per primo

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.