Radio24 | Il Sole 24 ORE

Dalle processioni, ai Tribunali: la scomunica del Papa rompe secoli di “omaggi” della Chiesa alla ‘ndrangheta

Secoli di fede e consenso. Secoli di “rispetto” e complicitâ. Secoli di silenzio. Poi arriva la scomunica del Papa e nulla può restare come prima, per i boss, per i preti, per le forze dell’Ordine. Cosi ad Oppido Mamertina per la prima volta i vertici dell’Arma lasciano la processione, che si “inchina” davanti alla casa del boss malato e detenuto; e a Larino, i detenuti disertano la messa. Nulla è più come prima, per nessuno. Dopo quello schiaffo di Papa Francesco nella spianata di Sibari domenica 21 giugno, quando tuonò che la “ndrangheta è male. E i mafiosi sono sco-mu-ni-ca-ti”. Fuori dalla Chiesa, fuori da processioni e riti, fuori dai finanziamenti alle parrocchie e dalle ostentazioni di potere, fuori dai reciproci omaggi. Il capo clan che paga le luminarie per la festa del patrono; che porta la statua nelle processioni più importanti, che costruisce il Giglio più grande di tutti (obelisco rituale in uso nel napoletano, soprattutto a Nola e Barra); il boss che viene “salutato” dalla Madonna, da Santa Rosalia o dall’Addolorata di turno. Davanti al paese che sfila e si mostra, sotto le spoglie di chi prega. Parole, gesti, omissioni. Messaggi.

Qui, sono andate- dritte ad uno dei punti nevralgici delle mafie – quelle parole del Pontefice, il suo anatema contro gli uomini di ‘ndrangheta, lì ad intaccare quei secoli di incensi e silenzi. E di consensi. E tutti subito in Calabria hanno capito che nessuno poteva considerare quel grido solo come un accorato appello vuoto, destinato a perdersi nel vento di scirocco che soffiava tra gli ulivi di Sibari. La dimostrazione ora, 15 giorni dopo. In quella terra dove i preti- come e’ successo a Palmi e Reggio Calabria- sono andati in Tribunale a deporre sulla buona condotta di conclamati boss di una delle più potenti cosche, i Pesce, la scomunica di Papa Francesco fa saltare il banco. Spezza l’abbraccio. Mina il consenso. Cosi, se può essere vero- come dice il sindaco- che ad Oppido Mamertina (comune dove tra l’altro la ndrangheta è stata capace di distruggere distese di ulivi secolari, pur di vanificare la confisca da parte dello Stato dei terreni) da 30 anni la processione fa un certo giro e casualmente si piega davanti alla casa del boss, ora per la prima volta le forze dell’ordine lasciano la processione. Documentano, ma abbandonano il rito di omaggio al capoclan. Lo Stato si ribella alla consuetudine del consenso criminale. Ora. E ora per la prima volta, degli affiliati disertano la messa, nel carcere di Larino, in Molise durante la visita del Pontefice. Protestano per quella scomunica.

Reagiscono e mandano messaggi. Fuori dalle sbarre, a chi sta in Calabria. Messagggi ai loro picciotti, ai preti, ai “compaesani”. La posta è un consenso secolare. E Papa Francesco è andato a colpire proprio li, a segno. Nulla da domenica 21 giugno è uguale. E lo sanno tutti. Gli uni e gli altri. Le guardie e i ladri. E soprattutto i preti, sugli altari.

Commenta per primo

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.