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Io non viaggio proprio sempre da sola

Maria aveva il dono di “fare casetta anche alla fermata del tram”. Come diceva lei. Ed è per questo che nel tempo si è costruita “una grande famiglia di amici”, che ieri – ad un mese esatto dalla sua morte – si è ritrovata a Milano, per una lettura collettiva del suo ultimo libro “Le Scelte che non hai fatto”, che sta andando fortissimo.

E’ stata una serata di incontri, ricordi, risate, brindisi e qualche lacrima a stento trattenuta nella piazzetta davanti la bella libreria Gogol di Milano. Eravamo in tantissimi, tutti noi suoi cari amici, quelli che aveva solo incrociato per brevi tratti del suo cammino e quelli che l’hanno conosciuta solo attraverso le sue parole. Ma che hanno voluto esserci comunque, perché con quelle parole e con chi le ha scritte sono entrati subito in sintonia. Così era Maria.

Capace di star seduta su una panchina di Mantova in una notte d’inverno e sentirsi dire “ahò, ma che stai a fa’? che te stai a prende ‘a nebbia?” E poi di prendere in giro tutti gli affetti da ansia da pre-stazione, quelli che arrivano “almeno un’ora prima della partenza del loro treno se sono rilassati, se no anche un pochino prima. E si inchiodano davanti al tabellone, indifferenti a tutto e anche un po’ nervosi”. Capace- per divertirsi- di andare a vedere la faccia dell’edicolante davanti ad una signora che compra riviste per soli adulti. E poi di commuoversi davanti alla performace di Marina Abramovic e al lungo addio sulla Grande Muraglia cinese, per scrivere “che se è vero che ci vuole tempo per costruire una relazione, ce ne vuole anche, e tanto, per lasciarla andare”.

Maria sapeva guardare dentro di sé e guardare gli altri. Ed è per questo che i suoi due romanzi sono comprati, passati di mano, letti e riletti, perché ciascuno ritrova un pezzo di sé. Soprattutto le donne.

Sul muro della libreria, davanti alla quale ci siamo alternati anche dei suoi più cari amici davanti a tantissime persone, abbiamo creato “il muro di Maria”, con alcune delle strepitose copertine che lei aveva curato per Einaudi, negli anni in cui era stata responsabile dell’ufficio iconografico della casa editrice torinese. E lo stato maggiore dell’Einaudi ha voluto esserci ieri, alla presentazione, poi alla cena, a ricordo di “un’intelligenza rara e di anni indimenticabili”. Ha lasciato in tutti noi la capacità di guardare e di guardarci in modo differente. La sua casa, le sue case- come i suoi libri – parlavano di questo sguardo diverso sul mondo: pieno di curiosità, leggerezza, cultura, intuito,  profondità, eccessi e entusiasmi.

“Maria sapeva incontrare e fare incontrare”, ha detto Stefano Bartezzaghi, ricordando la sua capacità di mettere in contatto persone distanti, allorquando percepiva le loro affinità. E la sua famiglia di amici si è progressivamente ampliata. E ieri eravamo lì, in una serata “che non dimenticheremo. Almeno fino all’Alzheimer”, conclude con un tweet notturno Stefano, il traid d’union tra me e quest’amica (grazie, Stefano, grazie di avermela fatta conoscere anni fa), che nel tempo era diventata una grande amica, un punto di riferimento come solo lei sapeva essere- in modo diverso- per ciascuno.

Avevo letto alcuni capitoli de “Le Scelte che non hai fatto”  già la scorsa estate, col sottofondo del mare di Varigotti. Sulla meravigliosa terrazza di casa sua, dove tra pranzetti e buon vino sono nate idee e progetti. Oltre a confidenze e consigli. Le avevo detto che “avrebbe fatto ancora una volta centro”, come con “Io Viaggio da sola”. Perché ancora una volta, in quelle riflessioni intorno ai bivi fondamentali di una vita, della sua vita portava il lettore a rivedere le proprie, di scelte. E anche a farci pace. Il lavoro non lasciato per amore; quel ragazzo francese lasciato fuori dalla porta per inseguire l’ennesimo narciso non adatto; quella storia interrotta per inseguire un matrimonio mai celebrato…

E’ difficile fare pace con certe scelte, ma “ciascuno è quello che decide di essere”, scrive Maria. E sono profondamente d’accordo. Ci ho riflettuto ancora di più ieri sera, mentre osservavo tutte quelle persone (continuavano a portare fuori sedie, ma erano sempre tantissime le persone rimaste in piedi quando ormai pure le panchine della piazzetta erano piene) e ridevo alla lettura di alcuni passaggi esilaranti dei due libri di Maria.

Sto imparando anch’io a ascoltare, invitare a cena incontrare la “persona che non sono stata”. E capire di più quella che sono. E non barare. E quindi salire sui miei tacchi, entrare nella mia auto, col mio ritardo cronico- con cui scherzavo, ogni volta che incontravo Maria (lei sempre precisissima, da brava torinese, ma anche indulgente con me) e andare fuori, nel presente “verso quelle due, tre vite che non ho ancora vissuto”, come scriveva.

E di questo non posso che dire ancora una volta grazie a lei.

ps. Ho scattato quella foto a Maria l’estate di due anni fa, a Varigotti. Adoro, adoravamo fare aperitivi al tramonto in spiaggia. Ho voluto pubblicare questa foto privata, perché ritrae Maria per quello che era davvero.

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