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Il ritorno di Sandra in Calabria, tra sfide e preghiere

Ora che il suo ritorno è diventato pubblico, la sfida ai suoi occhi è apparsa forse ancora più nitida. E forse più ardua. E ora che tutti la cercano, lei ha ripensato alle parole di Papa Francesco dopo la fumata bianca: “pregate per me! E detto da una che non prega mai… Ma tu da donna del Sud mi puoi capire”. Ha inserito anche uno smile sorridente – come lei – Sandra Savaglio, nella mail che mi ha mandato.

Sì, posso capire perfettamente cosa attenda questa straordinaria astrofisica italiana che ora, dopo 23 anni tra Stati Uniti e Germania, torna in Italia. Nel sud più sud della Penisola, in Calabria, dove insegnerà all’Università di Rende. La “sua” Calabria, in realtà, Sandra non l’ha mai davvero abbandonata. Anche dopo essere diventata un simbolo dell’Europa che perde le sue “science starsa”, come scrisse il Time nel 2004 mettendo il suo bel viso in copertina.

Ha sempre costruito il suo “ponte” con questa terra difficile, con progetti e iniziative. E ora sogna il giorno in cui “giù in Calabria non sarà più espressione di senso comune” e quella diventi “solo” una Regione bellissima e non l’emblema di un Sud ancora troppo in affanno, con troppa disoccupazione e pochi investimenti, troppo assediato da affarismi, inerzie, clientelismi e mafie.

Proprio la sua storia dimostra però che questo cammino è cominciato e gli studenti dell’Università della Calabria “avranno l’onore di ascoltare una delle scienziate  più importanti nel suo campo”, come osservava sabato scorso Nuccio Ordine, futuro collega di Sandra, professore di Letteratura Italiana all’Università della Calabria e autore del manifesto “L’Utilità dell’Inutile“, divenuto un caso letterario internazionale.

E’ stato lui a dire in anteprima a me – che lo intervistavo sul palco del FeelGood Festival ad Abano Terme – e al pubblico che Sandra sarebbe tornata in Calabria. Perfetto esempio – nella filosofia del suo splendido pamphlet – di come lo studio, solo quello mosso dalla passione pura, quello fine a se stesso, porta lontano. Anche e ancora di più in tempi di crisi, come disse Victor Hugo in un appassionato discorso all’Assemblea costituente nel 1848. Lo studio, per il gusto di studiare. Senza inseguire necessariamente ciò che sembri “utile” al mercato, ma coltivando la propria “inutile curiositas” si arriva spesso a quelle intuizioni che cambiano la propria vita. E a volte anche la scienza. Studiare gli astri deve essere stato questo all’inizio, per Sandra. Nata in un pezzo d’Italia così profondamente radicato alla terra, ha volto il suo sguardo al cielo, alle stelle. Ed è andata lontano. Per poi tornare. E sono d’accordo con quanto Nuccio Ordine (che apre quest’anno il festival di Mantova) diceva con calore ad Abano: contro la retorica- non sempre centrata della fuga dei cervelli – ricordiamoci di quanto importanti siano delle esperienze internazionali, per chi voglia una dimensione internazionale per la propria carriera. E per la propria testa. Così è stato per lui, tradotto ora in 15 lingue, direttore in Francia della collana dei classici nella prestigiosissima casa editrice Les Belles Lettres, così è stato per Sandra. Partita dalla Calabria, ma lì ritornata ora.

Per continuare a guardare le stelle, ma anche gli occhi degli studenti calabresi. Come lei, qualche anno fa.

Ps Ho conosciuto Sandra Savaglio nel 2010, quando Radio24 decise di raccontare con intensità la Calabria, per farla uscire da quel “cono d’ombra”, considerato dai magistrati una delle ragioni che hanno rinforzato la ‘ndrangheta e aggravato la situazione della Regione. Raccontai la sua storia, i perché della sua partenza, poi del telescopio ripuntato sulla Calabria. Ora del suo rientro. Bentornata, Sandra.

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