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Le “fiamme” di Napoli, città in bilico. Dove si muore “accidentalmente”

Napoli – Bruciano le auto della polizia . E con quelle lamiere, come già in altre periferie partenopei, bruciano pure anni di abbandoni e fallimenti. Brucia, nel quartiere concepito negli anni 50 come baraccopoli, il simbolo dello Stato, che “non dà lavoro, né casa. E che anzi – ripetono come un mantra gli abitanti – uccide i ragazzini”. Rione Traiano, alle spalle dello stadio san Paolo, confine occidentale di una Napoli in perenne bilico, dove a lavorare è il 30% e il resto lo fa la camorra. Qui le case stanno una addosso all’altra, strette, come i tre seduti sullo stesso sellino: Davide, diciassettenne incensurato, insieme ad un latitante. Qui, dove una scuola progettata per 600 alunni ne accoglie 150. E sotto le sue finestre, si è consumato pure un regolamento di conti. Quartiere di case popolari, di cemento e rabbia a lungo covata, il Rione Traiano, dove rischia di aprirsi una nuova faida – dopo gli arresti dei boss storici – per il controllo delle piazze di spaccio.

Qui 14 anni fa, Mario, un altro ragazzino morì esattamente come Davide, ferito a morte anche lui dallo sparo di un carabiniere, prima assolto, ma alla fine condannato. Una morte “accidentale”. Come quella dei passanti, raggiunti ora da proiettili vaganti. Ora dai calcinacci caduti dai palazzi storici, quando non dai pali della luce sul lungomare o dagli alberi nelle strade più panoramiche.

Ora nelle fiamme delle Gazzelle, va in fumo un altro pò della speranza di Napoli. Dopo la vita di un ragazzino, ucciso da un agente di poco più grande.

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