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La trattativa Stato-mafia e il ricatto di Prometeo a Zeus

“C’era un piano per destabilizzare il Paese”. Anche il capo dello Stato ora lo ammette: Cosa Nostra diede nel ’93 con le bombe un aut aut ai poteri istituzionali, se non ci fosse stato un alleggerimento del carcere duro. Dentro i segreti della trattativa Stato-mafia, dentro una delle pagine più drammatiche e buie della storia della Repubblica sono entrate le Storiacce questa settimana (nuovo format, nuovo orario, sabato 21.30- Radio24). Partendo dall’Amministrazione Penitenziaria: è lì, infatti, là dove si amministrano le celle, il cuore dell’inchieste sui presunti patti occulti tra uomini dello Stato e di Cosa Nostra, nella stagione delle bombe, delle stragi e dei ricatti. Un documento – la lettera dei familiari dei detenuti delle carceri speciali – documento sottoposto all’attenzione anche del capo dello Stato, nella sua deposizione davanti ai giudici palermitani, sembra infatti preannunciare gli attentati sul continente. Nel caso il 41bis non fosse allentato. I fatti dell’epoca, le ricostruzioni di oggi, le opinioni dei magistrati sulla deposizione del presidente della Repubblica: I ricordi di un ex teste, ora imputato, Massimo Ciancimino. E’ la Storiaccia più difficile e più importante ora in Italia questa ed è da qui che siamo voluti partire nel nuovo ciclo.

Ma ricatti e trattativa appartengono anche alla dimensione del mito. Le “Mitiche Storiacce” di Giorgio Ieranò, appuntamento fisso ora della rubrica, ci portano allo scontro tra Prometeo e Zeus. Ecco il testo.

Proprio perché simili agli uomini anche nei loro vizi, pure gli dei dell’Olimpo erano a volte vittime di minacce segrete e trame occulte. Perfino Zeus, il signore degli dei e dell’universo, dovette più volte fare i conti col ricatto dei nemici.

Nemici, come la stirpe dei Titani, discendenti della madre terra. Il più famoso è senza dubbio Prometeo. Per noi umani, il benefattore che donò il fuoco e favorì la diffusione della civiltà e del benessere. Per l’Olimpo, però, era un pericoloso eversore. tanto che Zeus lo fece imprigionare nelle carceri dure dell’epoche. Peggio del 41 bis: inchiodato per punizione a una rupe sui monti lontani del Caucaso. Ed è da quei ceppi che il Titano avviò le sue trattative col potere costituito degli dei. Come? Attraverso un ricatto.

“Io conosco un segreto, che ti può spodestare!!”, fa sapere a Zeus. E il padre degli dei si sente effettivamente minacciato da questo Titano imprigionato, tanto da mandargli Ermes. A lungo – ma invano-  il messaggero dell’Olimpo cercò di estorcere la compromettente informazione. Prometeo era pronto a rivelarla, solo in cambio della sua scarcerazione. E allora Zeus che fa?  Il mito racconta che prevalse la linea della fermezza: Zeus fa sprofondare Prometeo nelle viscere della terra. E per punizione ordina che per l’eternità un’aquila gli divori il fegato.  In realtà, secondo alcune versioni, dopo un pò Prometeo riuscì a trovare un accordo con Zeus e fu effettivamente liberato. In cambio di qualcosa? Mah. Le fonti non lo dicono.

Forse questo è un caso di tentato e fallito (forse) ricatto. Almeno, però, questa trattativa è divenuta grande poesia, nei versi del Prometeo di Eschilo. Ma queste sono storiacce dell’Atene di 2.500 anni fa…

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