Radio24 | Il Sole 24 ORE

Berlino, una frontiera luminosa al posto del Muro

Berlino – Me la ricordo anch’io, quella domenica sera di 25 anni fa. Tutti qui in questi giorni tornano a chiedere e a raccontare dove si trovavano quel giorno. E allora, c’ho ripensato anch’io.

Ero poco più che una bambina, ma la pelle d’oca che provai allora davanti a quelle immagini, la ritrovo ora che sono davanti alla Porta di Brandeburgo. E ora che al posto di quel Muro c’è una lunga frontiera luminosa.

Ero nella stanza dei miei genitori: chissà perché stavamo guardando da lì la televisione quel 9 novembre del 1989. Fuori c’era l’immancabile vento del mio paese e dentro casa c’era l’emozione di assistere- sia pur solo davanti allo schermo- alla Storia. Migliaia di persone che scavalcavano il muro, quelle che lo picconavano, quelle che uscivano increduli dai passaggi, dove in tantoi – in 28 anni – avevano perso la vita. Le lacrime e gli abbracci. Facevano venire la pelle d’oca allora, ci riescono ancora oggi. Davanti agli schermi istallati qua e là in città, con le immagini di 25 anni fa, la gente si ferma. E si commuove. Ancora. Ho incrociato e conosciuto tante persone in questi giorni a Berlino. Ci sono mille storie pazzesche legate al Muro, ma a a me ha colpito anche la faccia- normale – un operaio, Johanas, 65 anni, che stava passeggiando lungo la frontiera luminosa di palloncini, un’istallazione voluta per ripetere il percorso del Muro. “Ho vissuto una vita all’ombra del Muro e ora in alcuni punti quasi non ricordo più dove correva. Passeggio lungo questa frontiera, per richiamare quelle sensazioni dell’epoca e godermi la gioia di questa Berlino”.  Quante famiglie separate da quel Muro, quanti destini decisi quasi per caso.

“Quanti sogni si sono infranti su quelle pietre?”, si chiedeva 25 anni fa quella bambina molto sognatrice, che capiva però che stava assistendo ad un evento straordinario.  Molti qui a Berlino, scrittori, intellettuali, gente comune ora si lamentano del fatto che quasi nessuna traccia sia rimasta dell’originaria frontiera. I pezzi di muro qua e là, i graffiti della East side gallery e le ricostruzioni per turisti del Check point Charlie poco dicono – a chi lo ha sperimentato davvero – cosa siano stati quei 28 anni con una barriera contro cui andavano a sbattere desideri, libertà, sogni, appunto. Una professoressa di letteratura italiana mi ha raccontato che per lei la ritrovata libertà fu avere una copia del “Nome della Rosa” di Umberto Eco, che era proibita nella DDR, e poi il primo viaggio in trabant fino a Firenze. Quel libro lo conserva come un prezioso cimelio. E poi c’è questo difficile sentimento di Ostalgie, parola tutta tedesca che ha fatto dell’Est il prefisso della nostalgia.

Anche se meno rispetto al passato, il desiderio di recuperare e salvare parte di quella vita è molto diffuso tuttora. E contribuisce a rendere gli Ossy talvolta ancora “riconoscibili”. La storia è passata tante volte per le strade di Berlino. E per questo da qui, uno dei protagonisti dell’89, Michael Gorbaciow, 83 anni, ha voluto ricordare al mondo che “bisogna imparare la lezione del passato. E non perdere mai occasione di distendere le tensioni”. Alle sue spalle, al Check Point Charlie scorrevano le immagini del cammino che ha portato a quella notte della Wende.

Domani, anche la Ostalgie è destinata a volare nel cielo sopra Berlino, insieme agli 8mila palloncini che compongono questa frontiera luminosa. Che cadrà di nuovo, sulle note dell’Inno alla Gioia. Sono attesi due milioni di persone. E a me sta già venendo, di nuovo, la pelle d’oca.

Condividi questo post

Commenta per primo

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.