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Berlino, il “coraggio della libertà”. La grande festa 25 anni dopo il crollo del Muro

Berlino- Cominciata all’ombra di una vecchia torre di controllo, la lunga giornata di Berlino finisce sotto la quadriga della porta di Brandeburgo. Cominciata davanti al memoriale delle vittime del Muro, finisce là dove si celebrò la sua caduta. In quella notte di 25 anni fa. E’ il cammino del “coraggio della libertà” che oggi Berlino festeggia. Mut zur Freiheit. Un cammino, costato la vita ad almeno 318 persone, morte nel tentativo di varcare quella soglia, che divise famiglie, spezzò amicizie e amori. Un cammino lungo, durato 28 anni, ma concluso con una vittoria che dimostra che “i sogni possono diventare realtà”, come ha detto- con parole semplici- Angela Merker da Bernauer Strasse, dal museo del Muro, là dove i primi cittadini della DDR cercarono di fuggire. Lascia anche lei, la cancelliera, una rosa nell’intercapedine delle pietre grigie, rimaste per ricordare cosa fu il Muro. E se oggi guida la Germania che festeggia, ricorda a tutti che questo è il giorno della “gioia, ma anche della responsabilità”. Reponsabilità per quel passato che condusse fino al muro: il nazismo, la Shoa. Poi il “regime ingiusto” del naziolsocialismo. E “bisogna vivere in una dittatura per capire com’è facile avere coraggio”, mi ha detto Peter Strelzyk. Insieme alla moglie Doris nel ’69 scapparono dal comunismo con una mongolfiera. 28 minuti di volo che li portarono fino in Baviera, con i figli piccoli nascosti dentro le ceste. Conoscevo la loro storia, ma avere davanti a me i protagonisti di questa incredibile fuga, leggere le loro emozioni sui visi ormai segnati dagli anni è stato come sentire l’angustia di quelle strade da cui non era possibile uscire, quelle vite che non era possibile orientare.

Ora scrivo da qui, da una sedia (che fortuna!) proprio davanti al palco del concerto alla porta di Brandeburgo e mi sembra di capire un po’ in più la grande gioia di questa città. Fa freddo- dopo tre giorni di sole caldo-ma oltre al glueh wine, la musica e le emozioni riscaldano l’atmosfera. E sembra impossibile anche solo ipotizzare un ritorno alla guerra fredda. Il fantasma evocato da Gorbaciow, uno dei protagonisti principali di quella Wende. Lo ho chiesto direttamente a Angela Merkel. Ho potuto farlo a Bernauer Strasse. E la cancelliera non si è sottratta e per pochi minuti ha dato un’intervista solo a Radio24. “Non credo sia possibile eine neue kalte Krieg, una nuova guerra fredda; oggi noi ci parliamo e questa è la principale differenza col passato. E anche a proposito della crisi ucraina, i colloqui sono ancora aperti”. Parole fiduciose, dopo aver stretto mani, fatto selfie e sorriso ai berlinesi. Ma la storia è qualcosa da custodire con cura. Mettendo insieme i sogni, la gioia e la responsabilità, appunto.

La diretta su @rafcalandra

Auf wiedersehen!

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