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#Mitiche Storiacce: erano sull’Olimpo i primi falsari

La puntata di questa settimana delle Storiacce è un viaggio nella “capitale dei falsari”, laddove viene prodotta la quasi totalità dei soldi contraffatti. E’ Napoli, dove l’arte del falsario si tramanda quasi di padre in figlio, come quella del presepe o della pizza. Un viaggio nei segreti e nelle storie di questa “specialità partenopea”, che spaventa la Banca centrale europea. 300mila pezzi sono stati sequestrati solo quest’anno. E ora, soprattutto, stanno  delocalizzando anche loro: l’Est e l’Africa le nuove frontiere dei falsari doc. Una storia pazzesca, che vi farà anche sorridere più volte. Ma anche preoccupare. E se qualcuno ci rifilasse una banconota falsa? Sabato, 21.30 Storiacce. Che termina come sempre con le Mitiche Storiacce di Giorgio Ieranò, professore di Greco all’Università di Trento e autore di vari libri sulla mitologia classica. E poi termina con l’angolo della vostra segnalazione. Se volete segnalarci delle Storiacce, scrivetemi una mail, o mi trovate sulla pagina facebook di Storiacce. O Su twitter. Prima di risentirci domani, vi auguro buon weekend con l’anticipazione delle #MiticheStoriacce. Sapevate che forse la guerra di Troia era stata combattuta per un fantasma? O che i greci avevano uno stratagemma, per riconoscere le monete false?

“I primi grandi falsari furono gli dei dell’Olimpo. Non falsificavano monete ma persone. A scuola ci hanno raccontato come Elena fu rapita da Paride che se la portò a Troia: fu l’origine della favolosa guerra troiana, perché il marito tradito, Menelao, re di Sparta, organizzò una spedizione armata per riprendersi la moglie. Ma c’era un mito alternativo sulla guerra di Troia. La dea dell’amore, Afrodite, avrebbe plasmato una falsa Elena, un fantasma fatto di aria, nascondendo quella vera in Egitto. Paride, ingannato, si sarebbe portato via la falsa Elena: tutti i caduti davanti alle mura di Troia sarebbero morti per un fantasma. Un’astuzia della dea che voleva preservare la sua protetta Elena, la donna più bella del mondo. Il poeta Euripide, nel V secolo avanti Cristo, racconta questa storia in una sua tragedia. E dice: “Afrodite ha ottenuto la sua vittoria pagando in moneta falsa”.

Certo, anche i greci sapevano distinguere una moneta falsa da una vera. La pietra di paragone, che gli antichi chiamavano pietra di Lidia, permetteva con lo sfregamento di riconoscere l’oro puro. Il poeta Ovidio racconta nelle sue Metamorfosi che questa pietra in origine era un uomo: un pastore di nome Batto che aveva visto il dio Ermes, signore dei ladri, rubare una mandria di buoi. Aveva promesso di non svelare il furto: “Sarò muto come una pietra”. M

a poi aveva tradito la promessa, ed Ermes lo aveva trasformato appunto in quella pietra che smaschera i truffatori. Nelle mitiche storiacce, purtroppo, gli dei stanno spesso dalla parte del crimine. Chi li denuncia lo fa a suo rischio e pericolo.”

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