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Le regole di Mafia Criminale: la minigonna e vai a battere

“Ci stanno i vivi sopra, i morti sotto. E noi stiamo nel mezzo”. La Mafia Capitale raccoglie l’eredità della Banda della Magliana. E si fa ancora più meretrice. Perché se la prima era un’ “agenzia del crimine” – secondo la definizione di Domenico Sica –  questa si autoproclama direttamente “puttana. Mettiti la minigonna e vai a batte, amico mio”, sentenzia Marco Carminati, l’ex camerata dei Nar, “preceduto e inseguito dal mito dell’impunità”, uscito quasi sempre indenne dagli scandali e dai misteri che l’hanno coinvolto, per quei suoi “legami con appartenenti alle forze dell’ordine e dei servizi segreti”.

E nelle parole del Cecato, burattinaio di questa mafia del Cupolone,   ci sono le ragioni di così tanto potere. C’è nelle 1.123 pagine di un’ ordinanza, che è un terremoto e uno spartiacque nella capitale  il racconto di come si erano presi Roma, storico obiettivo della Magliana ; di come se l’erano spartita e di come continuavano a controllarla. E questo indipendentemente da chi sedesse al Campidoglio. Perché “nel mondo di mezzo” tutto e tutti si incontrano. Si incontrano i vertici delle istituzioni; e quelli della strada. “E anche la persona del sovramondo ha interesse che qualcuno del sottomondo gli faccia cose che non le può fare nessuno”. E allora tutto si mescola. Proprio come davvero è in certi ambienti della Città Eterna.

Ci riuscivano perfettamente ad insinuarsi in tutti gli affari più redditizi, dagli appalti pubblici, alla gestione dei centri di accoglienza (“c’hai idea quanto ce guadagno sugli immigrati? la droga rende meno”), fino ai rifiuti perché riuscivano sempre a mettere gli uomini giusti, i “loro cavalli”, nei posti giusti. Le municipalizzate o gli assessorati. E questo perché lui, Er cercato della Magliana, aveva capito lo spirito più profondo della capitale. E riusciva a orientarlo.

Sicuro che “tanto nella strada comandiamo sempre noi”.

Per anni, l’ex camerata dei Nar ha continuato a gestire il suo potere occulto. E la sua rete. Con i metodi mafiosi più classici. E questo anche perché Roma gliel’ha lasciato fare per anni. Ma ora nella città eterna, la musica è cambiata. E non poco. Il porto delle nebbie è svanito, per sempre. Con l’arrivo di magistrati come Giuseppe Pignatone e Michele Prestipino, abituati a Palermo e a Reggio Calabria a trovare latitanti e smascherare mafiosi. Così ora all’ombra dell’Cupolone, diradata la foschia, emerge tutto il mondo di sotto. E la città si ritrova, forse per la prima volta, come nuda. E per questo, davvero, la vecchia Roma ha paura. Perché sa che non è finita qui.

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Ultimi commenti

  • Ludovico 6 dicembre 2014 / ore 08:54

    I fili di cui è tessuta questa storia sono talmente lunghi che anche gli ottimi magistrati stenteranno a dipanarli. I pacchi di soldi hanno corrotto tutti in modo impensabile e quando non sono bastati è subentrata la minaccia: noi italiani siamo facile preda degli uni e delle altre! Sacrofano Corleone sembra il feudo rifugio gestito in modo appropriato da un esperto. Chi avrà il potere e la forza di smantellare una cosa che “tutti sapevano”?