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Maledetta fame dell’oro! Le #MiticheStoriacce di Mafia Capitale

Potere, soldi, successo. A volte passioni. O fame. Come per i migliori gialli, alla fine anche per le Storiacce gli ingredienti fondamentali sono questi. Così ora per Mafia Capitale, come prima per la Banda della Magliana. Sabato 13, a #Storiacce, abbiamo raccontato le storie dei protagonisti di Mafia Capitale, tra presente e passato: il presente letto anche con la lente del passato, attraverso il racconto di Antonio Mancini, l’ex Accattone della banda. “Io, Massimo Carminati lo conosco da quando aveva tutti e due  gli occhi buoni”, premette. E il romanzo criminale avvince, incuriosisce e appassiona. Sempre. Proprio perché intessuto di quegli stessi eterni ingredienti. (Vi scriverò ancora a proposito della puntata di sabato di #Storiacce, che potete riascoltare in #podcast sul sito di Radio24)

E anche il mito ha le sue “belle” storie di corruzione e fame di potere.  Ecco, come sempre, le #MiticheStoriacce del mitico Giorgio Ieranò, professore di Greco all’Università di Trento, autore di Olympos e altri libri sulla mitologia classica. E grande amico delle Storiacce….

“Maledetta fame dell’oro”, “Auri sacra fames”, diceva Virgilio nell’Eneide, con una frase diventata proverbiale. Lo diceva a proposito di una storiaccia mitica: la storia di Polimestore, re della Tracia, che ammazza a tradimento Polidoro, figlio del re di Troia, Priamo, per impadronirsi del tesoro della dinastia troiana. Per denaro si può uccidere. Il denaro corrompe l’uomo. Virgilio parlava del mito ma ovviamente pensava anche alla Roma dei suoi tempi, dove i processi per corruzione erano all’ordine del giorno. E, magari, da profeta quale lo consideravano gli uomini del Medioevo, Virgilio annunciava anche la Roma di oggi.

Accadde anche a un eroe mitico di essere accusato di corruzione. Si chiamava Palamede, era uno dei guerrieri che combatterono a Troia. Un eroe ingegnoso: aveva inventato i numeri, il gioco dei dadi e quello degli scacchi, i pesi e le misure, le lettere dell’alfabeto. Ma venne a contrasto con uno più ingegnoso di lui, l’astuto Ulisse. Che, per liberarsene, lo accusò di corruzione. Ulisse nascose nella tenda di Palamede un forziere d’oro e una falsa lettera in cui Priamo, il nemico dei greci, lo ringraziava per i servigi che gli aveva reso. Accusato di tradimento, Palamede fu messo sotto processo dagli Achei e condannato alla lapidazione. Ma queste sono solo mitiche storiacce. I magistrati oggi sembrano avere prove più solide rispetto all’assemblea degli Achei. Mito e realtà qui non vanno a braccetto. Se Ulisse sfidava il Ciclope, a noi tocca affrontare Er Cecato.

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Ultimi commenti

  • Hdd 29 dicembre 2014 / ore 15:30

    Lo sanno i mafiosi in italia che a dare ordini alla mafia so.o le intelligence ed appositi comandi militari americani. Capitalizzare lo svantaggio creato altrui…
    Robe sviluppate dagli usa durante la guerra fredda e che ora fa usare ad alcuni mafiosi in quanto sono l’esercito irregolare e poco costoso per controllare risorse societa e finanza italiana, strumenti superati. mafie che grafitano attorno a multinazionali e dipendenti delle stesse, in particolare qquando occupano posizioni elevate o necessarie ad insediare le stesse sul territorio
    A ( 29 dicembre 2014 alle 15:19 )

    Le mafie piú legate alle intelligence e logge sette americane hanno in italia a disposizione un sistema di comunicazione che non si affida alle telecomunicazioni civili: una rete di ripetitori sfruttanti concetti di fisica quantistica avanzati ed un sistema per scambiarsi concetti a bassissima voce…..