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Mattarella, otto spari nella vita del neo Presidente

Otto colpi cambiano la vita dell’allora professore. E precipitano l’Italia in una delle più sanguinose stagioni della sua storia. 665 voti portano ora Sergio Mattarella al Quinrinale e simbolicamente chiudono quell’epoca. Trentacinque anni dopo.

E’ tra le braccia del neo capo dello Stato che Piersanti Mattarella, presidente della Regione Sicilia, morì il 6 gennaio 1980. Ucciso dalla mafia dei corleonesi, che ben presto avrebbe reso Palermo come Beirut. E in quell’estremo abbraccio, immortalato dall’obiettivo di Letizia Battaglia, c’è tutto il destino di un professore di diritto. Approdato poi alla politica, ai tempi della Dc, quindi alla Consulta e ora chiamato al Colle, quando ormai lo Stato processa anche se stesso. E tutta quell’epoca di patti inconfessabili e stragi.

Da una parte il “sacrificio di Piersanti” – per dirla con le sue stesse parole; dall’altra, l’eredità scomoda del padre, Bernardo, ministro Dc dalla fama controversa, citato da più pentiti. Con la mafia, Sergio Mattarella  ha dovuto confrontarsi subito. E anche per questo l’elezione del “giudice siciliano”, come lo chiama il Financial Times, viene letta all’estero come la rivincita dello Stato sulla mafia. Allora capace di far saltare in aria i magistrati, oggi invece processata insieme a uomini delle istituzioni nell’aula bunker di Palermo.

Una chiusura del cerchio, trentacinque anni dopo queli spari che segnarono la vita del nuovo Presidente della Repubblica.

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