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Se il terrorismo ci ruba il romanticismo. Sui binari

Per ironia della sorte, l’ ho scoperto alla vigilia di San Valentino. La paura del terrorismo ci toglie anche il diritto al romanticismo. Niente più languidi abbracci, davanti ad un treno in partenza. Niente più appassionati baci su un affollato binario. E niente più strazianti addii con la mano sul finestrino e le lacrime agli occhi, mentre le carrozze si mettono in movimento. Ora sui binari arriva solo chi parte, solo il passeggero. Si fermano invece molto prima, dietro una transenna, gli accompagnatori che solo fino a poco tempo fa arrivavano fino dentro, per poi essere “ invitati a scendere. Persons not intended to leave, please get off now”, ripetevano a bordo annunci, ora da archiviare. Oppure ci si fermava lì, attaccati alle porte, per stringersi la mano- senza rischiare di restare a terra- fino all’ultimo secondo valido. Ora anche questo non è più possibile. Ora che il rischio attentati ci deruba pure di uno degli ultimi spazi dove essere romantici era ancora consentito.

Sempre più simili agli aereoporti, e sempre più preoccupate del lupo solitario di turno, le Ferrovie chiudono l’accesso ai binari. Una sfilza di transenne blinda il punto più sensibile e crea un gate, dove mostrare la propria “carta di imbarco”. In treno. Chi non parte, resta dall’altra parte. (Salvo, convincere il controllore di turno, che per forza bisogna accompagnare la fidanzata, che ha un bagaglio pesante; salvo inventare che lei è incinta e “non vorrà mica farle sollevare la valigia sul treno”. Salvo insomma soluzioni all’italiana, che sempre esistono, arriva fino al binario solo il passeggero).

Quanti film sarebbero stati privati della più romantica delle scene. Quanti romanzi avrebbero dovuto rinunciare alla descrizione- così profondamente letteraria- di quel treno che si allontana. E separa due vite, due cuori. Talvolta per poco, altre per sempre. Quante volte un treno che si ferma in “quella città lì” diventava l’occasione di un furtivo saluto, di un abbraccio durato il tempo della sosta. Di un fiore o un regalo ricevuto sui gradini del treno. Niente di tutto questo.

Nella Milano, spaventata ancor più delle altre città dal rischio terrorismo in vista di Expo, sparisce anche uno degli ultimi diritti al romanticismo. Per non parlare del fatto che la vita diventa sempre più complicata per noi inguaribili viaggiatori dell’ultimo secondo valido.

Quel controllo, anche se veloce, mi avrebbe fatto perdere decine di treni in passato, presi saltandoci letteralmente su. Col fiatone e il cuore che corre. Le misure di antiterrorismo ci tolgono un po’ anche questo vizio. E piano piano, senza che ce ne accorgiamo, ci cambiano le abitudini di vita. Sarà anche importante aumentare i controlli, ma permettetemi di dire che rivendico il mio diritto al romanticismo. E pure ad essere “quella che arriva giusto in tempo”.

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