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“Così il Califfato ci fa partire”: i racconti dei profughi a Pozzallo

Il passato-ora- è in una montagna di sacchi neri, coi loro vestiti laceri ammassati davanti al cancello. Il futuro ricomincia da una tuta e dalla fila dentro al centro di accoglienza di Pozzallo, pieno più che mai.

E’ anche la lunghezza di questa coda, davanti allo sportello per le identificazioni, il segnale di un’emergenza sbarchi diversa dalle altre. I controlli sono maggiori, perché maggiori sono i timori per la sicurezza ora che il traffico di migranti in Libia è nelle mani del Califfato. Sono gli stessi profughi, tutti provenienti dal centro dell’ Africa, a raccontarlo al direttore Mourad Aissa: a raccontare delle violenze subite, delle armi a bordo, come dei tantissimi –almeno 200mila- pronti a salpare nonostante i temporali. “Almeno 15 donne dentro al centro denunciano di aver subito stupri. Gli uomini raccontano delle torture, dei lunghi giorni nelle carceri libiche, delle botte prima della partenza”.

La situazione in Libia sta precipitando e i primi ad averlo visto, vissuto e descritto sono proprio loro. “C’è grande violenza, si muore per niente”. Parlano di “organizzazione strutturata, con centri per i migranti disposti a partire, di armi e piani già fatti”. Come quello di far partire decine di gommoni per l’Italia, anche con le onde alte tre metri. Anche con i temporali di questi giorni sul canale di Sicilia.

E continueranno a farlo, ancora decine e decine di volte. 500 sono arrivati solo in due giorni a Pozzallo, il doppio a Lampedusa. E molti di più prenderanno la via del mare. “Tantissimi sono pronti a partire, è tutto già organizzato”, raccontano con gli occhi spauriti di chi è sopravvissuto. Prima alle violenze, poi al mare.

Da dentro al centro si sente ancora, il mare. Con le sue onde lunghe e la voce arrabbiata. Mi chiedono cosa siano i sogni di questi uomini e queste donne. Che anche ora, qua, sentono il fragore del mare.

Spunta pure una bimba coi codini in queste stanze grigie, che grondano dolore. Ma almeno lei sorride.

Non sorride nessuno in questi giorni a Pozzallo. Non sorride nemmeno il cielo in questo avamposto d’Italia. Diluvia.

E non sorride la gente, che stavolta non sembra più disposta ad accogliere i barconi come un tempo. “Chi ci dice che tra le migliaia di profughi, non ci siano estremisti?”. Se lo chiedono in tanti. La Libia qui fa ancora più paura.

Qui dove si tocca quasi con un dito.

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