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Quando un ladro rovista nelle nostre stanze

“Hanno rovesciato tutto. Hanno rotto tutto. Non riconosci più casa tua. E hai lo schifo delle tue stesse cose”.
Quando se ne vanno i ladri, è l’insicurezza quella che resta. Quella sensazione che poi trasforma le case in fortini blindati con allarmi e telecamere. Quando se ne vanno i ladri, sono le abitudini delle famiglie spesso a cambiare. E questo succede 689 volte al giorno in Italia, ha denunciato il Censis. Ma cambiano anche tecniche e obiettivi delle bande, che si intrufolano negli appartamenti soprattutto se vuoti. A Milano, lo notano subito: “c’è un’impennata durante i weekend, nei ponti o nelle vacanze”, racconta a Storiacce Maria José Falcicchia, numero due della Squadra Mobile. Insomma, quando i milanesi partono. E le case, soprattutto nelle strade più ricche del centro, diventano bersagli.
Subire un furto fa sentire vulnerabili in casa propria. E spesso ci priva di oggetti che sono stati soprattutto ricordi, con un dolore maggiore di qualsiasi danno economico. Ho voluto dedicare la puntata di Storiacce ai furti in casa, proprio perché i numeri dicono che è un problema che riguarda tantissimi italiani. E ancora di più sono quelli che ne sono spaventati e condizionati. Così almeno, ho voluto approfondire e raccontare. I profili delle bande, con le “specializzazioni” di ciascuna; i codici lasciati dai ladri, per mandarsi segnali; le storie di alcune vittime, ma anche per informare sulle iniziative di comuni, come quello di Modena, che prevedono un risarcimento per le vittime. O gli annunci del Governo di un provvedimento per evitare che i ladri escano poco dopo la cattura. O ancora i suggerimenti pratici degli investigatori, per cercare di difendere le nostre case. “Perché quanti più ostacoli ci sono per i ladri, più difficilmente – racconta Falcicchia – prenderanno di mira quella casa”.
Così poi alla fine succede che tutti si blindano sempre di più. E i Comuni installino telecamere dappertutto, per cercare di registrare tutto quello che succede. Questo ad esempio vorrebbe fare il sindaco di Santa Maria di Sala, Nicola Fragoianni, primo cittadino di questo centro del veneziano, dove i cittadini erano entrati in panico per la comparsa sulle porte di segni strani. Lettere, ghirigori, interpretati poi come un codice dei ladri. La X, “buon obiettivo”. Quattro cerchietti, “bottino ricco”. La Z, “cane in casa”.  E poi ancora tacche diverse, se è meglio entrare al mattino o a sera, o per indicare quante persone vi abitano. La voce arrabbiata, preoccupata di questo sindaco è complementare a quella, ancora tremolante, di Ermelinda, signora emiliana a cui hanno rubato tutto. E per di più, le hanno svaligiato la casa, dopo che l’aveva rimessa a posto prima per il terremoto, poi per l’alluvione. Poi ci hanno pensato i ladri. E lei ha avuto un momento di sconforto, perché “non riconoscevo più casa mia. Anche le porte mi hanno picconato, solo per il gusto di rompere tutto”, racconta.
Ho voluto occuparmi di furti, anche pensando ai tanti che vivono con questa paura, a cui forse potrebbe interessare ascoltare anche i suggerimenti pratici degli investigatori. Si parla tanto del Paese reale, si chiede tanto di guardare al Paese reale: ecco l’Italia reale è anche questa, dove si ruba nelle case e la gente per questo si blinda sempre di più. Nel Paese reale voglio portare sempre più Storiacce, sabato 21.30
Mentre preparavo questa trasmissione, ho ripensato alle mille serrature che aveva una delle case dove ho vissuto a New York, anni fa – “sicurezza americana”, mi disse la proprietaria. E ad un articolo che scrissi molti anni fa sulle pagine di Repubblica Bologna sulle telecamere: calcolammo insieme ad un collega che praticamente le telecamere avrebbero seguito ogni passo in una delle strade principali. Stiamo diventando sempre più come l’America? Una preoccupante similitudine è anche la proposta della Regione Lombardia di sostenere le spese legali di chi è accusato di “eccesso di legittima difesa”, di chi spara ad esempio contro i ladri. Le nostre diventeranno città blindate e armate? Speriamo di no.
Poi ascolterete una sorprendente Mitica Storiaccia di Giorgio Ieranò

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