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I pescatori di morti del Canale di Sicilia

Arrivano a terra insieme. Sia i morti che i vivi. Gli ultimi 10 corpi, recuperati nel canale di Sicilia. E gli altri mille circa, soccorsi tra Italia e Libia.

Erano a bordo di un gommone carico di profughi le ultime vittime dell’immigrazione. Annegate, dopo che l’imbarcazione si è rovesciata. E tutti sono rimasti in balia delle onde. In 10 non ce l’hanno fatta. Gli altri 121 sono stati soccorsi da un rimorchiatore, in servizio nelle piattaforme petrolifere libiche e dalla nave Dattilo della Guardia Costiera, che aveva a bordo già altri 318 migranti. Sottratti al mare in altri punti dello stesso canale di Sicilia.
Così ora  sia i morti che i vivi, arrivano insieme qua, ad Augusta. Dopo giorni di maltempo, il mare di nuovo tranquillo riapre la strada agli sbarchi: e infatti in poche ore quasi mille persone sono state salvate, compresi 30 bambini e 50 donne. E portate a Porto Empedocle e Pozzallo, dove ad accoglierli in banchina c’era per la Protezione civile anche Emilia Plucinotta. “Sono tutti maschi, ma stavolta stanno bene. In genere sbarcano stremati, stavolta non hanno avuto bisogno di cure particolari. Arrivano da Gambia, Senegal, ma sono partiti dalla Libia”.
In questo lembo di Sicilia, si scruta il mare. E si aspettano altre barche, partite dall’altra sponda, quella Libia senza controllo diventata feudo dei terroristi.

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Ultimi commenti

  • PEPPE 6 marzo 2015 / ore 00:49

    il vero business lo fanno i becchini che incassano come i centri di accoglienza e lo straordinario degli agenti ed operatori tutti.