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Terra dei Fuochi, perché lo Stato continua a perdere

Ogni volta che mi occupo di Terra dei Fuochi, mi arrabbio terribilmente. Mi arrabbio per la cecità assoluta e criminale, per la follia di anni che ha portato a tutto questo. All’avvelenamento di una delle terre più feconde d’Italia, all’avvelenamento della terra e dell’aria dove continuavano a vivere anche i boss che li hanno voluti, tutti quei rifiuti sottoterra.

Così, arrabbiata, chiudo questa nuova puntata di Storiacce, in onda sabato alle 21.30, dedicata alla Terra dei Fuochi, un anno dopo l’approvazione della legge ad hoc, che è stata il primo concreto segnale dello Stato per queste zone martoriate. Ma in realtà, un anno dopo, “gli screening medici ancora non sono partiti e non ci sentiamo presi in giro”, grida con la voce gonfia di rabbia Ciro Di Francia, presidente dell’Osservatorio sulla salute e l’ambiente di Pozzuoli. Lui ha perso una figlia, la moglie e la sorella: tutte e tre per cancro. Come molti altri da queste parte. Per colpa degli interessi della camorra, ma anche degli affari criminali intorno a cui si sono ritrovati imprenditori senza scrupoli, politici in cerca di voti, cattivi amministratori.

Insomma “la camorra non è l’unica colpevole dello scempio della Terra dei Fuochi. Lo Stato, se possibile, di responsabilità ne ha ancora di più”. Lo scrivono chiaro e tondo nel saggio “Lo Stato Non Ha Vinto” (Laterza) Antonello Ardituro, a lungo pm dell’Antimafia partenopea, ora al Csm, e Dario Del Porto, cronista di giudiziaria di Repubblica-Napoli.

Lo Stato prima di tutto non ha saputo, a monte, creare un ciclo dei rifiuti adeguato alle esigenze della storia, poi- a valle – è stato il volto di amministratori criminali, di politici in cerca di clientele, anche attraverso la monnezza, di imprenditori, a caccia di scorciatoie , per risparmiare sullo smaltimento di scorie tossiche e per non tracciare i loro traffici illeciti. Così tutto finiva nelle terre dell’agro aversano, dove ora la gente fa la fila dal medico, per sottoporsi a visite di controllo e di prevenzione per il rischio tumori.

“L’abbiamo comprato noi come Osservatorio questo bio scanner”, racconta Di Francia. E due volte a settimana, uomini, donne e sempre più spesso anche bambini vanno a farsi controllare. Nel terrore di macchie scure in qualche organo. Qui, da queste parti, si vive col fiato della morte sul collo. E leggere qui, davanti ai laghetti artificiali di castel Volturno, nati per coprire le discariche di rifiuti tossici, le pagine di Ardituro e Del Porto diventa rabbia, più forte ad ogni riga. Diventa incredulità, maggiore ad ogni nuovo particolare aggiunto, sugli interessi della società Eco4, sugli affari delle famiglie di Casal di Principe, sulle connivenze di imprenditori che avevano avuto appalti anche da Roma, per la costruzione- ad esempio- della discarica di Chiaiano. Quella intorno alla quale si combatté una delle più feroci battaglie.

E poi ci sono le rivelazioni degli ultimi pentiti, anche recenti, che hanno parlato ancora di altri sversamenti, di altri rifiuti. E quindi ora servono altre ricerche. Così arrabbiata chiudo questa puntata di Storiacce. Con la convinzione pure- come dice Giorgio Ieranò nelle Mitiche Storiacce, che forse neppure Ercole in una situazione come questa basterebbe a ripulire certe zone.

Chissà, sono l’ultima ancora ad arrabbiarmi? Dovrei averci fatto l’abitudine, eppure…..

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