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Perché non sopporto le mimose dell’8 Marzo. W le ginestre

Ho sempre preferito le ginestre alle mimose. E questo post – lo dico subito- a molte non piacerà. Perché, come Lea Melandri, sono dell’idea che forse le mimose sia meglio lasciarle sull’albero, perché “a casa puzzano”.

Un 8 marzo di tanti anni fa, mio padre decise di fare le cose in grande. E invece di regalare il ramoscello di mimose a tutte le donne di casa, comprò un intero albero. Fu piantato, ad un certo punto cominciò anche a tirar fuori i suoi fiori, ma rimase sempre, nonostante le migliori cure, un po’ rachitico. O almeno io lo ricordo così.

Di fronte, nel giardino di casa, vicino ad un albero un magico, di nespole, luccicava invece la ginestra. Fiera, selvaggia. Esplosiva. Forte, flessibile. Brillante, spericolata. Sarà forse anche per questo ricordo di infanzia che se devo pensare ad un fiore giallo, penso subito alle ginestre. Ma soprattutto penso che la ginestra sia più vicina a quell’indole femminile che mi piace di più. Naturale, irruenta, sorprendente.

Ma quanto dello spirito delle ginestre c’è però nelle riflessioni di ogni 8 marzo ? Se le ricorrenze hanno un senso è quello di alimentare riflessioni, denunciare problemi, illuminare soluzioni. E gli argomenti non mancano: la carriera da conciliare con la famiglia, la parità di stipendio, la collaborazione a casa, per non parlare delle violenze. Moltissimi passi in avanti sono stati fatti e molto – per le sfide ancora aperte – fa chi quotidianamente racconta, denuncia, riflette, descrive tutto il mondo femminile. Quotidianamente, appunto. Non una volta all’anno, non sull’onda – retorica e a volte furbetta – di femministe dell’ultim’ora. Non perché “si porta”, si direbbe a Napoli. Cioè è di moda, si fa leggere, fa vendere.

Allora, anche se per ragioni (e età) diverse, dico che ha ragione una femminista vera, come Lea Melandri, che esprime il desiderio che “non si parli più della questione femminile”. E a spingermi a questo è quella spiacevole sensazione di notare molte, troppe donne ancora, incapaci di liberarsi della retorica, del vittimismo. E non poche volte anche dell’ipocrisia.

Si parla della fatica delle donne di sfondare il tetto di cristallo e arrivare ai vertici di importanti società, ad esempio. Ma bisognerebbe anche dire quanto spesso il primo nemico delle donne siano proprio altre donne. Donne che invidiano. Donne che tramano. Donne che non sopportano il fatto che a guidarle ci siano altre donne. E allora criticano i loro tacchi, il look, malignano sulla loro vita privata e su scelte personalissime, come quella di avere figli. Donne che odiano le altre donne, quando sono un po’ più su.

E poi dall’altra parte, bisognerebbe anche chiedersi: quante donne “arrivate” invece aiutano le altre, che caso mai nella retorica dell’8 marzo chiamano “sorelle”? Quante fanno qualcosa di concreto, per spianare la strada della carriera alle giovani mamme, ad esempio, o per rimuovere quegli ostacoli che ad ogni 8 marzo vengono denunciati, snocciolati, proclamati? Eppure, una donna dovrebbe conoscerli molto bene. E una volta arrivata al timone dovrebbe contribuire al cambiamento. Invece il più delle volte, ad ogni livello, il primo nemico delle donne sono ancora una volta altre donne.

Nonostante i proclami che in questi giorni si leggono sul reciproco aiuto, sulla “sorellanza”, sulle battaglie comuni. Nel mondo reale, invece, le donne, per prime, ammettono che lavorare con troppe donne è più faticoso. E si lavora meglio con gli uomini.

Allora, per favore, lasciamo che ad affrontare la “questione femminile” – che purtroppo esiste ancora – sia chi la conosce, la studia, la racconta ogni giorno e in modo serio. Non chi infarcisce solo retorica. Gli argomenti sono troppo seri e l’intuizione e l’intelligenza delle donne troppo sottile, per non notare la finzione di certi proclami.

E’ come quel paladino dell’antiracket, trovato con la mazzetta in mano. O come quella giornalista che ora fa lezioni di deontologia e in passato spifferò alla concorrenza notizie altrui. E’ quella mancanza di coerenza nella quotidianità, che allora mi fa venire un po’ di allergia, davanti agli abbracci, ai proclami, ai toni enfatici di chi si riscopre femminista l’8 marzo. Questi problemi sono troppo seri, per essere infiocchettati in vuote parole. Perché ci sono ancora 137 donne uccise solo l’anno scorso in Italia; perché ci sono ancora troppe mamme, che lasciano la carriera, perché non riescono ad accudire i figli. Perché ci sono ancora troppe donne, che fanno il doppio del lavoro dei colleghi uomini, sono più preparate di loro, ma guadagnano di meno. Per favore, lasciamo le mimose sull’albero.

Recise, diventano finte, troppo vezzose e un po’ melense per i miei gusti, forse anche perché sempre infiocchettate con nastri, cuoricini e sdolcinatezze varie.

Al contrario della ginestra, che è sempre per natura sincera. Perché selvaggia. Sceglie dove nascere e si impone anche su terreni ostili. E “il deserto consola”, direbbe Leopardi.  Resiste a tutto, come le mamme. E sorprende, acceca, ammalia. Come tutte le donne. E si dona. Generosa.

Ognuno ha una donna da ringraziare: in questi giorni il blog La27esimaora del Corriere della Sera – che di donne si occupa ogni giorno, appunto – ha lanciato l’hastag #ringraziounadonna. Partecipo anch’io e ringrazio la mia mamma, Vittoria. Che per me è proprio una ginestra. Sincera, forte, sorprendente. Generosa. E bellissima.

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Ultimi commenti

  • Anonimo 9 marzo 2015 / ore 18:41

    Grazie, Antonella. Raccogliere testimonianze è proprio la miglior risposta ai post. E molti hanno scritto anche sulla pagina della trasmissione su facebook. Tra poco, ci sarà una pagina nuova direttamente dal sito di Radio24! E ti aspetto. Grazie

  • Antonella 9 marzo 2015 / ore 10:08

    Che dire.. cara Raffaella?? Che condivido ogni singola riga!!! Ch non ho mai voluto mimose ma fatti concreti..Sono nata nel 1962 e ho preso il diploma di geometra .. a 23 anni andavo in giro per cantieri e con fermezza ma anche con educazione “comandavo”gli operai…E ho fatto tante battaglie.. adesso tanti muratori mi fermano per salutarmi e mi ricordano con affetto..Qualche battaglia quindi l’ho vinta!! Ma senza mimose.. ripeto ..con i fatti concreti.
    Grazie per quello che hai scritto e buon lavoro.
    La passione si sente!!!