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La ndrangheta: “strage contro i pm Prestipino e Musarò”

Tutto era stato già organizzato. E doveva essere un nuovo Attentatuni, ma stavolta in Calabria.
“Dovevate saltare in aria, sull’autostrada, nel percorso verso il Tribunale”. Si gira verso il pm Gianni Musarò e glielo rivela in faccia il pentito, il progetto di strage che la ndrangheta stava organizzando. Contro di lui, ora passato dall’Antimafia di Reggio Calabria alla capitale, e contro Michele Prestipino, procuratore aggiunto a Roma, ma per anni nella punta dello Stivale.
“Tutto era già pianificato: doveva avvenire tra il 2012 e il 2013, con uomini armati e bombe”. Nell’aula del Tribunale di Palmi, si diffondono le parole di Marcello Fondacaro, medico legato al clan dei Piromalli, ora collaboratore di giustizia. Si diffondono con i dettagli di quella che doveva essere una strage. “Sapevano le vostre auto e anche il colore”, racconta. L’attentato doveva portare la firma del clan dei Bellocco, ma aveva il nulla osta dei Gallico, nel cui territorio si doveva consumare. Quella dei Bellocco è tra le cosche più potenti a Rosarno e nella Piana di Gioia Tauro. “Il figlio del boss Gregorio si vantava di avere 600 uomini armati, diceva che se voleva scatenare una guerra – racconta il pentito- l’avrebbe fatta”.
E proprio un’azione di guerra volevano scatenare contro quel magistrato arrivato dalla Sicilia che stava stravolgendo intrecci e connivenze nel cuore della ndrangheta.
A Michele Prestipino, che ora tra l’altro coordina l’inchiesta su Mafia Capitale, la cui voce avete tante volte ascoltato in Storiacce la mia solidarietà più sincera. Come a Gianni Musarò.

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