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Tangenti nelle Grandi Opere: storia di Ercolino dai sette Governi

“Se viene abolita la Struttura tecnica di Missione, non c’è più il Governo”. Era arrivato a minacciare la fine dello stesso esecutivo il ministro Maurizio Lupi, davanti all’ipotesi che la rottamazione travolgesse pure Ercole Incalza, il ras degli appalti, il super dirigente sempre riconfermato dagli ultimi 7 Governi. E le sue parole, registrate dalle intercettazioni il 16 dicembre, mostrano ora- secondo gli inquirenti- non solo “l’importanza dell’ufficio”, ma anche la natura del rapporto tra l’attuale titolare delle Infrastrutture ed Incalza. “Il dominus totale, Ercolino, che fa il bello e il cattivo tempo”, secondo la descrizione di un alto dirigente delle ferrovie.  “E’ lui che decide i nomi- come quello del viceministro Nencini, lui che individua le grandi opere da finanziare, lui che sceglie quali mandare avanti”, scrive il gip. E ci sono praticamente tutte, le ultime grandi opere, tra gli atti dell’inchiesta fiorentina: dall’Alta velocità, al Palazzo Italia di Expo, dalla metro 5 di Milano o la linea C di Roma, al porto di Trieste o la Salerno Reggio calabria. Fino all’autostrada da costruire in Libia.

Lo schema si ripete uguale: Incalza conoscendo i meccanismi normativi e pure le falle favorisce l’imprenditore Stefano Perotti. E lui a sua volta compensa, con consulenze lautamente retribuite. O incarichi in un cantiere Eni al figlio del Ministro. Luca Lupi, “il ragazzo”, come lo chiamano nelle conversazioni. Una collaborazione che preoccupa gli stessi imprenditori, proprio perché “può essere immaginata- si legge nell’ordinanza- come corrispettivo di utilità fornite da Lupi per il tramite di Incalza”.

Ma Perotti sa bene che se “ha i fatto i soldi- ammette la moglie – è proprio grazie ai giri della politica, in cui era stato inserito dal padre”.

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