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No alcol ai minori? La legge più violata. E le donne bevono sempre di più

Lo dico subito: bere a me piace. Quasi esclusivamente vino, preferibilmente rosso. Significa compagnia, allegria. Festa. Significa per me anche profumo, sapore. Storia di una terra, come la mia, il Sannio, dove si produce un ottimo Aglianico. Perché vi racconto tutto questo? Non per il Vinitaly, che apre le porte a Verona (il paradiso, per aspiranti sommelier). Perché lo racconto qui, nel blog, collegato alla mia trasmissione- “Storiacce”, che si occupa di inchieste e di cronaca? Perché abbiamo fatto un viaggio dentro la più disattesa delle leggi italiane: quella che vieta, o meglio vieterebbe, la vendita di alcolici ad un minorenne.

Quanti anni hai? Mi mostri un documento? Quante volte dietro il bancone si fa la domanda di rito ai giovanissimi? Quasi mai, per loro stessa ammissione. Così la più disattesa delle leggi- perché non accompagnata evidentemente da adeguati controlli e relative sanzioni – favorisce la diffusione dell’alcol tra ragazzi poco più che adolescenti (si comincia a bere anche a 11 anni, dicono gli ultimi dati), irretiti anche da trend internazionali, diffusi sui social network. Come la nick nomination: bere una bottiglia alla goccia e poi invitare e sfidare altri tre a fare altrettanto.

E per i più giovani la dipendenza da alcol fa danni ancora più seri alla salute, che in un adulto. Ma i dati degli Alcolisti Anonimi dicono che sempre di più ora- ad avere problemi di dipendenza dalla bottiglia sono molte donne: quarantenni, per lo più in carriera, con famiglia e stipendio alle spalle. Donne che cominciano a bere in compagnia, finiscono a volte a cercare la bottiglia anche al mattino, da sole. Che significa tutto questo?

Donne che con l’alcol emulano i colleghi e poi ne restano schiacchiate; donne che cominciano per caso e poi si ritrovano ad essere alcolizzate. Ho ascoltato le loro storie e fanno un po’ paura. Le sentirete in onda a Storiacce, sabato 21.30. Fanno paura, perché provano quanto facilmente sia possibile scivolare dalla routine di una vita normale all’incubo della dipendenza. Per un addio, per un momento di solitudine, per fragilità, per bisogno di slancio. Per paura.

E allora davanti a queste storie e a questi dati fa rabbia verificare come le leggi restino lettera morta, se nessuno le fa applicare. Anche quando sono buone.

Storiacce, sabato 21.30. Con le Mitiche Storiacce di Giorgio Ieranò, come sempre. E con una segnalazione particolare, questa settimana, arrivata da un’ascoltatrice del Corpo Forestale. Lunedì poi il podcast!

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