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Dal Ruanda all’Italia, “Dall’Inferno si ritorna”

BIBI

 

Dell’inferno, le è rimasta la voglia di ananas. Dall’inferno, ha cominciato ad uscire quando ha sentito quell’arsura. E ha capito che il suo era ancora un corpo in carne ed ossa. Il corpo di una bimba, “anche se con gli occhi cuciti”, in una casa d’un tratto popolata solo di fantasmi. E impregnata di sangue.

Aveva cinque anni Bibi il giorno in cui l’apocalisse entrò nella cucina, dove lei e il fratellino aspettavano il succo di ananas. L’inferno si presentò con le sembianze degli hutu, gruppo armato che il 7 aprile del 1994 cominciò l’ultimo genocidio del Secolo breve: un milione di persone massacrate in Ruanda. 101 giorni in cui si tentò lo sterminio sistematico dei tutsi, nel silenzio della comunità internazionale.

Bibi però è sopravvissuta e oggi – 21 anni dopo – dimostra con la sua storia e i suoi racconti che anche “Dall’Inferno si ritorna”, titolo del libro di Chirstiana Ruggeri (Giunti editore 232 pag, 14,90 euro).

Ce l’ha fatta lei, a soli cinque anni, con quella forza e quell’istinto di sopravvivenza che solo i più piccoli hanno. Mi ha fatto pensare a quei bimbi rimasti sepolti ore sotto le macerie di un terremoto o di un alluvione, accanto ai corpi senza vita dei loro cari. Lottano, si aggrappano alla vita. E ci riescono. Anche se questo significa “mentire, rinnegare la propria etnia, imparare a memoria cosa dire, origliare, ragionare”. Si diede una dura disciplina Bibi quando cominciò ad uscire dall’Inferno. Diretta prima verso lo Zaire, come un milione di altri profughi; poi in lotta con le macerie che si portava dentro.

La storia di Bibi è anche la storia di chi ha incontrato, come Patrizia Salierno della onlus Progetto Ruanda, che cominciò ad occuparsi di questi bambini rimasti soli al mondo. O la storia di chi a distanza volle aiutare questi orfani sopravvissuti al genocidio. Prima economicamente, poi accogliendo questi bimbi, come Bibi, nelle proprie famiglie.

E l’uscita dall’inferno fu per Bibi l’ingresso in Italia, dove oggi vive e dove  sta per laurearsi in medicina. Probabilmente tornerà in Ruanda e tornerà ad occuparsi del suo primo paese, Bibi, raccontano Patrizia Salierno, che l’ha salvata per prima e Christiana Ruggeri, che ha dato voce alla sua storia.

Oggi il Ruanda è un Paese che ha fatto molti passi in avanti, è completamente un altro Paese rispetto a quello in sui consumava il massacro di un milione di persone. Oggi il Pil corre, ma sono forti le contraddizioni tra la ricchezza di alcuni e la grande miseria di ampie zone. Ma i segnali di miglioramento ci sono. Oggi il Ruanda ha la percentuale più alta di donne in Parlamento, “è un Paese ricostruito dalle donne”, nota Salierno di progetto Ruanda.

Un paese che ha attraversato l’inferno. E che ne sta uscendo. Senza dimenticare. Come prova la storia di Bibi, “una di quelle che, appena hai finito di leggere, ti viene voglia di scendere per strada, partire e cominciare a cambiare il mondo”, scrive Fabio Geda.

Ma la storia di Bibi aiuta già a cambiare il mondo.

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