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Immigrazione: le stragi, le coscienze, le risposte

BARE LAMPEDUSA

 

 

Guardate questa foto. E triplicatela. Guardate questa foto e lasciate che i brividi vi attraversino dalla testa ai piedi. Guardate questa foto e provate a sentire la voce della vostra coscienza.

Stavolta, i numeri delle vittime dell’ennesimo naufragio di migranti sono talmente enormi, da sembrare irreali. 950 morti? Come un intero villaggio inghiottito di colpo dal mare?  Ci rendiamo davvero conto di cosa si stia consumando nel Mediterraneo, al di là della precisione dei numeri, ancora da confermare? Al di là dei racconti drammatici dei sopravvissuti, rimasti “aggrappati ai morti”. Ci rendiamo davvero conto?

Io credo di no. Io credo che non si abbia fino in fondo la percezione dell’ecatombe che si sta ripetendo davanti alle nostre coste. E allora ho voluto ripubblicare questa foto, scattata a Lampedusa nell’ottobre 2013. Perché voi la guardiate, ancora una volta, e proviate a triplicare il numero delle bare. Comprese quelle bianche, dei bambini. E proviamo tutti a renderci ancora di più conto.

Allora, fu proprio l’emozione di quella serie infinita prima di corpi, distesi sul molo Favarolo dell’isola, poi di bare a scuotere il mondo.  Allora, c’erano i corpi, 366, delle vittime davanti agli occhi delle nazioni: una distesa senza fine, nel gelido hangar dell’ aereoporto di Lampedusa. Il silenzio di quei minuti, quando entrammo in questa gigantesca morgue, era penetrante, come il freddo che d’un tratto avvertii.

Stavolta, i corpi recuperati in mare sono ancora “pochi”, ma le dimensioni del naufragio sono – stando ai racconti dei superstiti – tre volte superiori a quelle del 3 ottobre 2013. Allora, la commozione portò all’introduzione di Mare Nostrum. Stavolta? Il vertice europeo straordinario di giovedì in cosa si tradurrà? Liste di propositi, elenco di interventi, operazioni speciali. Staremo a vedere e aspetteremo poi gli effetti. Ma solo quando le coscienze collettive si renderanno davvero conto della strage che si sta ripetendo, le cose potranno davvero cambiare. Perché allora diventerà inaccettabile la ripetizione di questi naufragi; perché allora saranno le nostre coscienze a gridarci di notte e nessuno- nessuno, indipendentemente dal proprio posto del mondo – potrà più accettare che famiglie intere, che bambini piccoli muoiano nel tentativo di fuggire da fame, guerre e povertà.

Solo quando nessuno riuscirà più a dormire, pensando al peso che abbiamo sulla coscienza, le cose cambieranno davvero. E allora, guardiamo questa foto. E moltiplichiamola: due, tre volte. E poi ancora e ancora. E lasciamo che i brividi ci attraversino. E le voci della nostra coscienza si liberino.

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Ultimi commenti

  • angela fucci 22 aprile 2015 / ore 12:02

    I pescatori obbediscono alla legge del mare piuttosto che a quella della terra che vieta di avvicinarsi ai clandestini. Il vecchio pescatore, che ha perso un figlio in mare, decide di non seguire la legge della “Terraferma”, ma di seguire, appunto, il codice del mare che impone di non lasciare un uomo in balia delle onde. Una legge non scritta della pietà