Radio24 | Il Sole 24 ORE

25 Aprile, 70 anni dopo “Bella Ciao” è l’inno di tutte le Resistenze

 

L’ho imparata sui banchi di scuola. E da allora, l’ho cantata ed ascoltata infinite volte. L’ho imparata quando ancora non sapevo davvero cosa fosse la Resistenza, chi fossero i partigiani e cosa significassero quei versi. L’ho cantata le prime volte quando quelle parole avevano per me soprattutto il sapore di un eroismo fiabesco e di un romanticismo nostalgico. Da allora, “Bella Ciao!” mi rinnova ogni volta emozioni e brividi, l’inno alla libertà, l’inno a quei giovani di allora che immolarono le loro vite in difesa dell’Italia e della patria, un valore sempre più svuotato negli anni.

Sono passati 70 anni da quel 25 aprile 1945. E in questi giorni la canzone dei partigiani viene cantata tante volte. E per la prima volta l’abbiamo sentita anche nell’aula di Montecitorio, insieme all’inno d’Italia. Fratelli d’Italia e Bella Ciao ci faceva cantare il mio maestro delle elementari, Giovanni Formichella, a conclusione delle lezioni. Ci alzavamo in piedi e cantavamo: un canto liberatorio, che scaldava il cuore di noi bambini col racconto di quegli eroi lontani, che stavano dalla parte giusta negli anni drammatici della fine della Seconda Guerra Mondiale. Le loro battaglie, la vita nelle montagne, la lotta contro i tedeschi e i fascisti. La difesa del tricolore. Tutto era come il racconto di un’epopea lontanissima, per quei bambini che si divertivano e appassionavano a cantare “Bella Ciao!”, diventata negli anni l’inno di tutte le Resistenze e di molte rivoluzioni pacifiche. E’ stata adottata da una parte all’altra del mondo, come racconta un bel saggio di Stefano Pivato per Laterza. Intonata da Istanbul ad Hong Kong, da Atene a Parigi, ogni volta che c’è una resistenza a difesa di una libertà. D’espressione, di movimento, contro i terrorismi e contro le dittature.

Ed è bello risentire quei versi in questi giorni prima del 70esimo anniversario dalla Liberazione, quel giorno che permise a tutti, anche a chi contesta, la possibilità di esprime le proprie opinione.   E poi le manifestazioni in tutta Italia, gli articoli su tutti i giornali, i tanti film in programmazione in tv in questi giorni e dibattiti aiutano a nutrire la memoria, che da noi- lo sappiamo – non è particolarmente lunga. Serve a ricordare ai più giovani cosa significano quei versi, spesso ripetuti nei cortei di protesta. Serve a tramandare storie, che il tempo potrebbe allontanare. Servono anche a ritrovare parte di un orgoglio nazionale da noi particolarmente annullato e perduto in polemiche politiche e in contrasti mai sanati.

E infatti da noi “Bella Ciao!” si canta poco.  L’inno dei partigiani è stato bollato come l’ inno solo di una parte politica. E questo fa male alla nostra storia e a quel senso di unità nazionale, che sembra così lontano in Italia. E quanto lo sia è ancora più evidente quando invece si attraversano Paesi, come gli Stati Uniti, dove invece le bandiere sventolano ovunque.

Ora aspetto di risentire i versi di “Bella Ciao!”sabato in piazza Duomo a Milano, cuore delle manifestazioni per questo anniversario.

Commenta per primo

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.