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No Expo, al via le Cinque Giornate di Milano

Per gli antagonisti, sono “le 5 giornate di Milano”. Preparate da mesi, per urlare in mondovisione il loro No all’ Esposizione Internazionale. Per le forze dell’ordine, sono le cinque peggiori giornate dell’anno. E il preludio di sei mesi ad alta tensione.
Pende una doppia minaccia sull’Expo – esterna ed interna. Da una parte il terrorismo islamico, dall’altra i fantasmi di Genova. Da una parte i 490 obiettivi da presidiare, tenendo conto anche della strage di Charlie Hebdo a Parigi e del Bardo a Tunisi — dall’altra c’è l’intera città da proteggere dal rischio devastazioni.
In queste ore, sta convergendo sotto al Duomo la galassia dell’antagonismo da tutta Italia e non solo. E’ tedesco il primo arrestato dopo le perquisizioni nella Base di Solidarietà popolare, centro occupato dove sono state trovate tra l’altro maschere antigas e mazze con punta in ferro.
Le tensione – già alta- è ulteriormente salita dopo l’incendio doloso alla casa editrice di destra, lo Spazio Ritter, e la bomba carta contro la sede di Forza Nuova. Che oggi commemora Sergio Ramelli, diciannovenne del Fronte della Gioventu ucciso 40 anni fa da militanti dell’estrema sinistra. Contemporaneamente, gli antifascisti ricordano una loro vittima, Gaetano Amoroso, operaio assassinato a sua volta da uomini del Fronte della Gioventù.
Destra e sinistra, negli anni di piombo. Destra e sinistra ancora oggi in piazza, con la parola d’ordine di evitare punti di contatto. Giovedì 30, le forze dell’ordine saranno soprattutto intorno all’Expo Gate, che potrebbe diventare bersaglio degli studenti e dei movimenti No Expo, che sfileranno nel centro dietro lo striscione #IoNonLavoroGratis.
Ma il giorno che tutti temono e che secondo i servizi segreti potrebbe essere una seconda Genova è il 1 maggio. Nel giorno dell’inaugurazione di Expo, infatti in migliaia protesteranno. 50mila sperano gli organizzaori, dalle 14 a piazza XXIV Maggio. Ci saranno anche “momenti di radicalità, ma rifiutiamo- dice Alberto di Monte, Abo, uno dei portavoce di “Attitudine No Expo” il parallelo col G8: temiamo che una narrazione tossica, che evita i fantasmi di Genova, Francoforte e dell’Isis non c’entri nulla con quello che stiamo costruendo”.
Fantasmi che anche il questore, Luigi Savina, prova ad allontanare: “Esagerato parlare di Genova, è il bersaglio a non avere le caratteristiche della contestazione violenta. Abbiamo incontrato gli organizzatori, noi non vogliamo assolutamente zone rosse, ma chiediamo anche agli organizzatori di contenere e assumersi la responsabilità di isolare i violenti”.
Ma tutti, a cominciare dal questore, sanno perfettamente come queste cinque giornate siano una difficile prova. Per i militanti, ma anche per il  Viminale

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