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Le spugne milanesi contro le scritte nere

SPUGNE
I più arrabbiati sono i più giovani. Quelli che hanno la stessa età di alcuni casseurs. Ma loro ora indossano guanti e mascherine, invece delle felpe nere; impugnano spugne e detersivi, invece di mazze e martelli. “E’ la mia città, sentivo il dovere di venire qui”. “Mi veniva voglia di fermarne uno e dirgli: ma come ti permetti?! Cosa stai facendo?”. “Non condivo tante cose di Expo, ma non è così che si dicono”, dicono e spiegano Alessia, Beatrice, Simone, vent’anni e poco più.
In 20mila rispondono all’appello del sindaco. E la città si ritrova sotto l’ago e il filo di Gae Aulenti, a piazzale Cadorna, simbolo della laboriosità meneghina, per andare a cancellare i segni delle devastazioni del Primo Maggio.
SPUGNE 2
Le tute blu e bianche, distribuite dal Comune, finiscono quasi subito: troppi i volontari di questa giornata dell’orgoglio dei milanesi, che si stringono intorno al sindaco, accolto con un’ovazione. E lui- Giuliano Pisapia – con un improvvisato megafono- urla che “nessuno deve permettersi di toccare Milano. Non ci hanno rovinato la festa di Expo. Milano resta al centro del mondo”.
Ora tra quei palazzi antichi, scossi il primo maggio dai riot dei casseurs, risuona l’Inno d’Italia, intonato dalla folla. I simboli degli anarchici, quelli degli antagonisti tedeschi, le scritte No Tav e No Expo piano piano svaniscono al passaggio delle spugne di milanesi, compreso Roberto Vecchioni. “Molto si è già ripulito subito, questa manifestazione è un simbolo, perché le spugne possono sempre lavare lo sporco e le ferite”.
Da Cadorna il corteo, percorrendo a ritroso il tragitto dei No Expo, arriva alla nuova Darsena. Molte vetrine distrutte venerdì sono già sostituite domenica. E i negozi riaperti. L’ efficienza meneghina vuole essere più forte della violenza nera.

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