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Difficile ammettere che la polizia ha ragione? Intervista al pm del G8

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Gli obiettivi degli incappucciati erano molti di più: non solo banche, auto e negozi, ma pure la Scala, la Borsa, il Palazzo delle Stelline ed altri edifici simbolici. Il Ministro dell’Interno viene prima a Milano, per lodare di persona le forze dlel’ordine, poi alla Camera riferisce sulle violenze del primo maggio. “La linea dei poliziotti – scandisce Angelino Alfano- è stata trasparente e strategica”. La linea degli antagonisti era farsi inseguire per lasciare liberi i varchi verso il centro, ma in questa trappola i poliziotti non sono caduti, spiega il titolare del Viminale, che liquida le critiche con una battuta: “durante il mondiale, tutti allenatori; durante le manifestazioni, tutti esperti di ordine pubblico”.

Già 180 i profili di sospettati acquisiti dagli investigatori, che in questa prima fase delle inchieste hanno già accertato quello che era evidente subito all’interno del corteo: “i collegamenti tra i più violenti e le frange più estreme dei No Tav”, confermano dal Viminale.

Stavolta, credo che il ministro Alfano abbia ragione. Tutti a criticare, discutere e contestare la linea delle forze dell’ordine, ma la gestione di una piazza- violenta e affollata- come quella del Primo Maggio non è cosa semplice. Se avessero caricato, saremmo stati travolti tutti. Compresi tutti noi che eravamo lì, per seguire gli scontri. Compresi tutti i manifestanti pacifici. “La polizia dei Paesi democratici si comporta così, limita il danno”, commenta subito a caldo Enrico Zucca, il pm di Genova che si è occupato proprio delle condotte (illecite) degli agenti durante il G8.

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Quando l’ho chiamato per un’intervista per Storiacce di sabato scorso (riascoltabile in podcast), per prima cosa si è rallegrato di aver sentito “affermazioni ragionevoli, proprio dalle forze dell’ordine. Che hanno mantenuto i nervi saldi”. Tutti a criticare che non venivano più “energicamente” bloccati gli incappucciati, ma “l’immagine della polizia attaccata è quella di un Paese democratico, nelle dittature non esiste una polizia attaccata e insultata”. Certo, 14 anni dopo, Genova brucia ancora tra le forze dell’ordine. Le condanne recenti all’Italia, la sindrome della Diaz ha inciso sulla linea del Viminale, ma è un’altra polizia tout court quella che era in piazza il primo Maggio.

Lui, le tecniche usate dalle forze dell’ordine anche negli altri paesi le ha dovute analizzare e studiare. E riflette su questo. Ed è anche per questo, che sono ancora più convinta che le forze dlel’ordine abbiano agito al meglio. E che- stavolta- il ministro abbia ragione: “italiani, tutti allenatori di ordine pubblico!”

Altro discorso, quello sulle espulsioni preventive, fronte all’origine anche di una latente tensione tra Digos e Palazzo di Giustizia. Comunque, Storiacce torna sui riot di Milano anche sabato 9 maggio, 21.30, per andare dentro quella galassia anarchica, con contatti con i No Tav e col mondo dell’anticapitalismo europeo, considerata responsabile di quello che è successo.

 

 

 

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