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Orune, dove si muore per niente

L’hanno ucciso, mentre andava a scuola. Con tre fucilate e nessuna precisa ragione. Proprio come si muore da queste parti. Gli hanno sparato in pieno viso, mentre aspettava l’autobus per Nuoro. Forse per aver difeso a Carnevale la fidanzata da un gruppo di balordi. Forse per una parola di troppo. Forse per un apprezzamento durante la sagra delle Cortes Apertas,
Orune, cuore della Barbagia. Alle 7 del mattino, Gianluca Monni, 19 anni, è in centro, in attesa del pullman. Due uomini col cappuccio in testa e uno scalda collo tirato su, lo raggiungono, sparano a freddo e poi scappano in auto. A terra resta il corpo senza vita di uno studente modello, a detta di tutti, estraneo alle faide, come quella tra i Deiana e Monni, che qui in mezzo secolo ha sterminato più di cento persone. Quasi sempre senza ragione. E allora, secondo il codice barbaricino, è nella discussioni che Gianluca potrebbe aver avuto negli ultimi mesi che si cerca la ragione di un delitto, che è un “attacco alla scuola”, denuncia Innocenza Giannasi, preside del Istituto professionale “A. Volta”. “Siamo tutti sconvolti per questo: lui e la sua famiglia non sono mai stati toccati da alcuna faida. E’ stato ucciso un ragazzo, che veniva a scuola. E allora è la scuola che si sente attaccata”. La voce arriva dall’altra parte del mare e del telefono, provata da una giornata di dolore, assemblee e incredulità. Sabato, ci sarà un’assemblea, lettere e discussioni, per parlare di questa violenza che qua esplode per uno sguardo, per una pecora, per niente.
E in questo caso, ha ucciso uno studente. Mentre andava a scuola. Un attacco, anche ad “una volontà di miglioramento e cambiamento”.
Anche l’altro istituto che la preside dirige, rimanda nel nome alla storia di un studente morto, ucciso pure anni fa, in campagna col padre. Ma qui, “uno su due potrebbe aver commesso quel delitto. Qui il fucile lo imbracciano per niente, ma nella morte di Gianluca le faide non c’entrano, la criminalità alta non c’entra. Qui è violenza pura”, racconta un investigatore.
Qui, allora, ci si trova solo a dover mettere insieme storie diverse, figlie tutte di una stessa Barbagia dove, “da Nuoro a Orosei non c’è alcuna attività lavorativa, è un deserto e noi siamo in frontiera, abbandonati”, denuncia il sindaco di Orune, Michele Deserra. Sperava “che ci fosse un futuro diverso verso cui andare rispetto al nostro terribile passato, ma invece non è così”, sussurra sconsolato. Con parole che non ammettono luce. “Anche la speranza fugge da qui”, esclama, parafrasando i Sepolcri di Foscolo.
Qui, dove la vita a volte vale davvero niente, se “da una briga si arriva a tirare fuori il coltello. L’altro risponde con la pistola. E fra loro pensano: chi muore, muore; chi campa campa”. Così scriveva, nel suo ultimo tema, una bimba di 12 anni, ammazzata anche lei ad Orune come Gianluca. Praticamente per niente

 

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