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Migranti, Supplici in mezzo al mare

Le Supplici

Uno scafo arrugginito, forme corrose dall’acqua. Tracce di vernice. Azzurra. Dentro, ombre che potrebbero essere corpi. Tanti corpi, rimasti chiusi come in una trappola. Bloccati dentro uno degli ultimi pescherecci naufragati nel Canale di Sicilia. Giace a 375 metri sotto al mare il barcone su cui- probabilmente – viaggiavano gli 800 migranti annegati lo scorso 18 aprile.  E lì resteranno: il mare e quel peschereccio custodiranno i loro resti. “Non saranno recuperate le salme dell’ultima sciagura”, ha fatto sapere il procuratore di Catania, Giuseppe Salvi. Non serve alle indagini, è complicato, costoso e rischioso.

I corpi, anche questi, chiusi nelle paratie di un peschereccio naufragato, ricordano però che parliamo di persone, di uomini e donne, quando si discute di quote da dividere tra i vari Paesi Ue, di norme, vincoli e missioni. Nell’ultima puntata di Storiacce (sabato 21.30), abbiamo allora voluto leggere controluce il piano sull’ immigrazione in discussione a Bruxelles, per individuare falle, rischi e carenze. E siamo voluti partire sempre e comunque dal mare, dove tutto avviene. Con le storie dei profughi sopravvissuti e quella di Catia Pellegrino, tenente di vascello, prima donna a comandare una nave della Marina Militare, il Libra, nei mesi “frenetici” di Mare Nostrum.

E poi, resta il pericolo terrorismo e restano le paure dell’Europa: che in mezzo alle migliaia di migranti possano esserci anche estremisti, pronti a colpire. Ciclicamente, questi allarmi tornano. I fatti dicono che fino ad ora sui barconi sono arrivati “radicalizzati, persone cioé mosse da posizioni anti occidentali”, ma è cosa ben diversa che parlare di terroristi. A Catania, la Procura più esposta sul fronte immigrazione, di “radicalizzati” ne hanno già incrociati, individuati e interrogati, come racconta lo stesso procuratore Salvi, ma “i terroristi viaggiano in altro modo”.

Di sicuro, se non ci fosse più l’obbligo per i migranti di restare nel Paese dove vengono identificati la prima volta, ma potessero muoversi in Europa, anche “i controlli sarebbero maggiori, perché i profughi non cercherebbero di sottrarsi alle forze dell’ordine e quindi anche le verifiche sarebbero più approfondite”.

Il Mediterraneo, però, da sempre, come ci ricordano le Mitiche Storiacce di Giorgio Ieranò è “un mare di profughi”. E in questa chiave Moni Ovadia quest’anno rilegge le Supplici, la tragedia di Eschilo, al teatro greco di Siracusa

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