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Tunisia, le nostre libertà e quei morti in costume da bagno

 

Pensateci, mentre vi addormentate cullati dalla risacca delle onde. Pensateci, mentre il sole scalda ossa infreddolite da piovosi inverni e insani uffici. Pensateci ora che è estate. E tutti abbiamo solo voglia di partire. Pensate a quei cadaveri in costume da bagno. Corpi abbronzati, coperti da teli da mare. Spugne colorate, profumate di creme, adagiate fino a qualche secondo prima su comodi lettini. Non ci sono i lenzuoli bianchi d’ordinanza, quelli della polizia, a coprire morti ammazzati per strada, in quest’ultima strage del Califfato. Ci sono le nostre stesse cose ad avvolgere quei turisti. E seppellire l’idea stessa di vacanza: relax, abbandono, serenità.

E’ il messaggio del terrore puro quello che l’Isis ha voluto trasmettere con quei morti in costume da bagno, mandati in mondovisione. Corpi indifesi e nudi – letteralmente – davanti alla morte. E’ il messaggio che non ci sarà più dato rilassarci, godere del sole e del mare, allontanare preoccupazioni e allarmi, perché il pericolo può essere ovunque. Non solo nelle città, ma anche lì, sotto gli ombrelloni, dove pensavamo di doverci difendere solo dai raggi troppo forti. E’ questo il rischio del terrorismo, farci sentire così, perché noi stravolgiamo le nostre vite, le nostre conquiste, come le vacanze, e rinunciamo – tra l’altro – a spostarci. Noi, popoli occidentali, quelli che più di tutti possono spostarsi per piacere e per scelta, non per necessità.

Quelle macchie di sangue stridono col candore della sabbia fine. Ci ho pensato in queste ore e ho ripensato a quando anche io ho girato la Tunisia. E goduto di sole e mare. Deserto, storia e cammelli.

Ecco cos’è il terrore, non essere più liberi di scegliere cosa fare,dove andare. Aver paura di addormentarsi al sole. Sentirsi vulnerabili, laddove ci si ritiene al sicuro. Noi che non eravamo nati negli anni del terrorismo interno ora stiamo vivendo tutto questo. Con la paura di veder ridotta la nostra libertà e modificata la nostra scelta di vita. E’ contro questo terrore che il mondo, intero, deve ribellarsi. A difesa delle proprie conquiste.

 

ps. Ho trascurato Storiacce blog, per un po’. E me ne scuso con i lettori. Ho girato, lavorato tanto e a volte- lo confesso- sono stata travolta dalla stanchezza. Ho più spesso raccontato su twitter, @rafcalandra: in 140 caratteri a volte era più immediato. Rimedierò e vi racconterò anche tutto quello che c’è stato in questo silenzio. Ho preso appunti per il blog a Sarajevo, a Kiev, a margine di libri di cui voglio parlarvi e per condividere emozioni e riflessioni. Ora Storiacce blog è tornato. E aspetta anche voi,

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