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La mia Grecia europea

Gli affreschi del palazzo di Cnosso; le etimologie di certe espressioni dialettali. La Grecia è entrata a far parte della mia vita molto presto. Ad Atene il mio primo viaggio all’estero e ancora prima la lingua greca è entrata nella mia testa col gioco che da bambina facevo con mio padre: l’origine lontana e nobile di parole usate nel dialetto campano. Greca è l’origine del mio cognome e alla Grecia ho dedicato – con gioia e passione – la mia precedente vita universitaria. Perché vi racconto tutto questo? Perché forse, proprio come me, migliaia di europei trovano semplicemente inacettabile la sola idea che la Grecia possa uscire dall’Unione europea. Qui non vi parlo di riforme, di regole, di austerità e di conti: fondamentali per la gestione di una casa comune e obbligatorie per tutti. Né voglio qui elencare le origini della democrazia nella Grecia antica, né i pilastri del pensiero occidentale: poco, ma anche questo fa parte del dibattito di questi giorni. Io voglio parlarvi di sensazione, condivisione, feeling. Quel sentimento che ci fa sentire la Grecia parte del nostro modo di vivere e pensare, parte del nostro passato. Come la casa di famiglia, dove diverse generazioni hanno vissuto. Forse, è una sensazione provata più nel sud d’Italia, dove si dice “pazziare” per dire “giocare”- ed è greco puro – e dove siamo abituati a vivere in strade disegnate dai greci. Ho voluto la Grecia anche dentro le Storiacce, con le Mitiche Storiacce di Giorgio Ieranò, che gli ascoltatori conoscono bene e apprezzano.

Ma ancor di più, la Grecia fa parte della vita e della testa dei tedeschi. Sì, gli stessi che ora sono i più riluttanti alle aperture verso Atene sono fatti di pensiero ellenico. Per laurearmi in greco antico, ho dovuto imparare il tedesco. Nessuno come loro l’ha studiato e l’ha fatto proprio nei secoli. E forse anche per questo ho amato il tedesco, quasi quanto il greco e non è un caso che in queste due lingue sia stato concepito il pensiero filosofico su cui poggia l’Europa stessa.

Ho sentito il bisogno di condividere tutto questo, da cittadina europea. Perché tanti come me la penseranno allo stesso modo e perché se l’Europa, dopo tanti anni di unioni commerciali e monetarie, vuole cominciare finalmente a sentirsi “casa comune” non può prescindere da tutto questo.

Ps. A conclusione di questo, comunque, si dice piazza Siùntagma, non Sintàgma (gli accenti sono fondamentali in greco. La mia formazione filologica reclama precisione)

Pps Io ci credo nel sogno europeo, da sempre. Nella mia camera a casa dei miei genitori- alle pareti, tra l’altro, c’è la riproduzione della nascita di Venere e c’è un manifesto artistico sui valori dell’Europa: me lo diedero quando vinsi a scuola un viaggio premio a Strasburgo con un tema. Grecia ed Europa sono tutt’uno

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Ultimi commenti

  • Raffaella Calandra 7 luglio 2015 / ore 16:55

    Grazie, Gianni. Ho pensato che in questa questione assai tecnica e complessa fosse necessario anche un altro livello di riflessione. E molte persone hanno voluto condividere la propria idea personale di Europa e di Grecia, sulla pagina facebook di Storiacce. Proverò a raccoglierle anche qui. Grazie

  • Gianni Moreschi 3 luglio 2015 / ore 04:46

    Brava è il migliore commento sulla questione che abbia letto. È commovente pensando che, invece, molti la vogliono lasciare al proprio destino!