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Mafia Capitale, Roma aspetta il verdetto

Roma aspetta il giudizio. E trema, nonostante il caldo torrido.
Il futuro della Giunta, dopo il ciclone di Mafia Capitale, si discute nelle stanze della Prefettura, prima tappa di un percorso che in teoria potrebbe portare anche allo scioglimento dell’amministrazione. “Siamo nelle mani di due servitori dello Stato”, sospira Ignazio Marino, mentre il prefetto Franco Gabrielli e il procuratore Giuseppe Pignatone sintetizzano le loro conclusioni davanti al Comitato per l’ordine e la sicurezza, prima che la relazione della Commissione d’accesso sia inviata – entro la settimana – al Viminale.
Al di là di un’eventuale richiesta di scioglimento, il quadro che trapela è tutt’altro che rassicurante per il Campidoglio. Dove per gli appalti sembra ripetersi sempre un unico schema, dove a contare sono i ganci giusti, più che le procedure e dove pullulano “i facilitatori” – per dirla con le parole del ras delle cooperative, Buzzi. Ma questo quadro corruttivo si tradurrà in una richiesta di scioglimento da parte del prefetto, che potrebbe però anche chiedere solo la revoca di qualche funzionario? Il sentiero fissato dalle norme è molto stretto e a frenare ci sono anche i distinguo sottolineati già dal procuratore sul diverso comportamento del clan di Massimo Carminati con la giunta Alemanno – che è anche indagato- e quella Marino, dove invece a nessun amministratore è contestata l’aggravante mafiosa.
Politicamente, però, questo potrebbe non bastare. Così Roma aspetta. E trema, sotto il sole cocente.
ps. E i romani, cosa ne pensano?

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