Radio24 | Il Sole 24 ORE

Se la crisi greca ha risvegliato l’orgoglio di mitiche origini

MITI GRECI

 

Ora che di Grecia tutti parlano è bene tornare lì. Ora che l’Ellade è argomento di conversazione anche nei bar o sui taxi, è bene ripartire da lì. Ora che tutti hanno rispolverato qualche reminiscenza scolastica e tutti sono diventati (come sempre…) appassionati di cultura greca, è lì che voglio tornare. Agli “eroi che forse non sono esistiti, ma vivono da sempre nella nostra immaginazione. Personaggi che forse non sono mai vissuti, ma di sicuro non sono mai morti”. Giorgio Ieranò, professore all’Università di Trento, presenta così Paride, Achille, Elena, Ulisse, Ettore e tutti gli altri “Eroi della guerra di Troia”, titolo del suo ultimo libro per Sonzogno.

Gli ascoltatori di Storiacce ormai conoscono bene la sua voce, la voce delle Mitiche Storiacce, con cui si chiude ogni inchiesta. Con uno sguardo a quel tempo senza tempo, in cui tutto in fondo è già avvenuto.

E allora in questi giorni in cui i destini della Grecia tornano ad interessare il mondo intero, appare ancora più interessante e utile (oltre che strategico, per improvvisate conversazioni sull’Ellade…) capire – col sorriso e la leggerezza – “cosa possono significare ancora, per le nostre vite, le strane storie del mito greco”. Cosa infondo ci lasciano i profili e le gesta dei protagonisti della più mitica delle battaglie, raccontata da Omero.

E scoprirete che molto di noi arriva da quell’era fuori da ogni calendario definito. Come molto di noi c’è anche nelle rappresentazioni di certe cerimonie funebri o in una certa comicità che caratterizzava i funerali nobiliari dell’antica Roma. Ma anche ad esempio il ricordo di Giulio Andreotti, la cui morte fu raccontata anche attraverso il tratto satirico dei vignettisti. Anche di questo si parla in un altro saggio- di tutt’altro tipo – ma sempre sulla classicità: “Le parole dopo la morte”, raccolta degli atti di un convegno internazionale tenuto l’anno scorso dall’Università di Trento, a cura di Cristina Pepe e Gabriella Moretti.

Anche sulla comicità, come sulle immagini riprodotte durante le esequie- aspetto poco noto, almeno al grande pubblico – si è soffermato Maurizio Bettini, professore di Filologia classica all’Università di Siena e di Berkley. E le sue analisi – come quelle di tutti gli altri illustri studiosi – mi avevano richiamato ulteriormente aspetti e situazioni di certi funerali di cui mi sono occupata per lavoro. Quante volte la nostra cronaca è piena di cerimonie di addio, ahimé. Dalle solenni esequie di Stato, per le vittime delle stragi di mafia, ad esempio; all’addio ai corpi, spesso senza nome, dei migranti annegati nei naufragi. Quando almeno ci sono i corpi e non restano sepolti in fondo al mare.

Ho rimesso insieme gli appunti dei miei block notes di cronista, con i ricordi dei miei studi di filologa quando sono stata invitata a partecipare a questo importante convegno (tra nomi illustri di studiosi internazionali e davanti anche ad un mio ex professore universitario, Luigi Spina). E tanto delle formule retoriche e tragiche del passato più lontano ho ritrovato anche nelle orazioni funebri, ad esempio, tenute in Sicilia dal cardinale Pappalardo dopo le varie stragi di mafia. O nei discorsi tenuti dopo il naufragio del 3 ottobre di Lampedusa. E di questo parlai nel mio intervento, ora inserito nel volume che raccoglie gli atti del convegno.

Da quel passato “mitico” arriviamo tutti noi e da lì discende gran parte della nostra cultura. E allora, almeno un aspetto positivo la crisi greca lo ha avuto: far ricordare a tutti che all’ombra dell’Olimpo è nata la nostra cultura. E allora va bene anche che se ne parli, anche se in modo inappropriato o che si sbaglino gli accenti delle parole o delle piazze (la mia vecchia formazione da filologa protesterebbe…). Almeno, ci siamo tutti ritrovati un po’ più orgogliosi di quelle mitiche e lontane origini.

Commenta per primo

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.